di Cristian Castellini
L’avventura dell’Inghilterra ai Mondiali si è fermata prima del previsto. I campioni in carica della Francia hanno liquidato gli uomini di Gareth Southgate in una partita accesa, durante la quale l’estro e l’esperienza dei giocatori d’oltralpe hanno avuto la meglio. Analizziamo insieme la sconfitta dei britannici…
Scontro fra rose: Inghilterra e Francia ai Mondiali 2022
Indubbiamente l’organico delle due nazionali è di altissimo livello. Secondo i dati Transfermarkt, le due rose occupano il podio in termini di valore di mercato. La squadra dell’Inghilterra, al primo posto, vale 1.26 miliardi di euro. Quella della Francia, invece, ha un valore di 1.03 miliardi di euro, e si trova al terzo posto. In mezzo alle due soltanto la selezione del Brasile con 1,14 miliardi.
Il fatto che due delle prime tre squadre per valore di mercato siano uscite ai quarti di finale dei Mondiali, forse, dimostra già da solo quanto nel calcio conti ben altro. Per fare un paragone, le squadre di Marocco e Croazia, che sono arrivate in semifinale, valgono rispettivamente 241 (23° posto) e 377 milioni di euro (12° posto).
Tornando in tema, le due squadre hanno molti giovani talenti a disposizione. Alcuni esempi sono Phil Foden, Jude Bellingham, Bukayo Saka e Declan Rice dal lato britannico, e Kylian Mbappé, Aurélien Tchouaméni, Jules Koundé e Theo Hernández da quello francese. Senza tralasciare ovviamente il fatto che Didier Deschamps e Gareth Southgate possono contare su due rose nel complesso profonde e in grado di adattarsi a ogni modulo e sistema di gioco. Entrambe le nazionali, inoltre, hanno un’età media simile: 27 anni quella inglese, 27.2 quella francese.

Declan Rice (@Shutterstock)
Inghilterra-Francia: il match
Per quanto, secondo le statistiche, le selezioni di Inghilterra e Francia siano piuttosto sovrapponibili in termini di qualità (anzi, quella inglese sembra favorita), il risultato dice altro. La partita, infatti, è stata giocata in maniera molto intelligente da parte dei “Bleus“. Nel primo tempo hanno cominciato in maniera arrembante, portando tranquillamente negli spogliatoi la rete da fuori area di Tchouameni grazie a una gestione impeccabile del gioco. Dopo il 45′ minuto hanno subìto la pressione degli inglesi, concedendo un calcio di rigore finalizzato da Harry Kane. I francesi, però, non si sono lasciati prendere dal panico, e hanno lasciato sfogare l’attacco britannico per poi colpire improvvisamente. La battaglia psicologica fra le due squadre è stata senz’altro vinta dalla “Sélection“. Una volta messi sotto dal colpo di testa di Olivier Giroud, gli inglesi non sono riusciti a concretizzare nessuna azione, neanche il secondo tiro dal dischetto sprecato dallo stesso numero 9.

Aurelien Tchouameni con la maglia del Monaco (@Shutterstock)
Cosa manca alla nazionale inglese?
Durante il “derby della Manica“, forse una cosa più di tutte è mancata alla parte sconfitta: l’esperienza. Agli inglesi, probabilmente, servono uomini leader che hanno giocato spesso in match di questo tipo per indirizzare i più giovani. Cosa che alla Francia di certo non manca. Lo stesso discorso vale per l’allenatore. Da una parte Didier Deschamps, selezionatore dei “Bleus” dal 2012 che ha portato alla vittoria di un Mondiale (2018) e della Nations League (2020-21). Dall’altra Gareth Southgate, allenatore dei “Tre Leoni” dal 2016, con sicuramente meno esperienza del primo nelle competizioni che contano.
Sul piano storico, inoltre, la federazione calcistica francese ha inciso di più nei tornei importanti rispetto a quella inglese. Forse ciò che serve all’Inghilterra come “sistema-calcio” è il tempo per “farsi le ossa” in ambito internazionale. Non si discute sul fatto che la Premier League al momento sia il campionato “dominante” a livello di qualità, ma forse i calciatori di nazionalità britannica hanno bisogno di un po’ di esperienza in più per vincere. Insomma la Premier è il top, ma i calciatori inglesi ancora no.

Jordan Pickford, portiere della nazionale inglese (@Shutterstock)
Conclusioni
Le aspettative da parte dei tifosi inglesi erano e sono sicuramente alte. A dimostrazione di ciò la reazione piuttosto acida di social network e media britannici al ritorno a casa. Probabilmente sarebbe più logico dare tempo al proprio allenatore e ai propri giocatori di migliorare nella gestione delle partite e della pressione nelle grandi competizioni. Una qualità che non influisce sui valori di mercato, ma che pesa molto nell’economia di un match. Voi che ne pensate?
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