Attualità

Cina: “Fucilare a vista” i fuggiti dello Xinjiang

Viene definita come un “campo di rieducazione” la struttura nello Xinjiang, un carcere cinese che trasla su di sé gli orrori della politica locale. La realtà vissuta dai prigionieri qui detenuti è tremenda, basti pensare che, come recita la direttiva vigente, “deve essere fucilato a vista” chiunque tenti di allontanarsi e/o fuggire dall’edificio.

Secondo gli attivisti dei diritti umani, in tale fabbricato sarebbero recluse in modo illegittimo decine di migliaia di persone. L’ANSA riporta che un insieme di file della polizia, probabilmente estratti da hacker, avrebbe rivelato i volti di quasi 3.000 persone “intrappolate”. Tra questi vi sarebbero anche bambini e anziani uiguri, apparentemente lì per via del loro credo religioso, differente da quello “approvato” dal regime.

Il terrore nello Xinjiang

Secondo quanto ricostruito dalla BBC, dai fascicoli ufficiali sarebbe emerso un protocollo interno della polizia che: “Descrive l’uso di routine di ufficiali armati in tutte le aree dei campi, il posizionamento di mitragliatrici e fucili di precisione nelle torri di guardia e l’esistenza di una politica di sparatorie per chi cerca di scappare“. L’ordine costituisce, in sostanza, l’indicazione di “uccidere a vista” i fuggiaschi.

Negli USA c’é grande indignazione per tutto ciò; lo dimostra il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price che ha dichiarato d’essere, come tutti ,”sconvolto” dalle ultime informazioni circolanti sugli abusi nello Xinjiang. Price ha poi commentando la pubblicazione di vari file figuranti i soprusi contro gli uiguri, aggiungendo che la Cina “dovrebbe liberare le persone arbitrariamente detenute”.

 

Xinjiang (@Shutterstock)

Chi sono gli uiguri?

Gli uiguri, formanti la prevalenza dei rinchiusi, sono una minoranza di religione musulmana e di etnia turcofona risiedenti principalmente nell’area dello Xinjiang. Sono da tempo perseguitati dai Capi del Governo cinese perché tacciati di essere fautori di terrorismo religioso. Le violazioni nei loro confronti si sono particolarmente intensificate dal 2001, quando venne indetta una “campagna di lotta” al fenomeno, volta a debellarlo. La svolta oppressiva di quell’anno fu giustificata dalla volontà, in seguito allo storico attentato alle Torri Gemelle, di minare l’integrità dell’organizzazione considerata “estremista”. Tracce di discriminazioni nei riguardi degli uiguri si possono anche rinvenire alle origini dagli anni ’90, nei tempi della disgregazione dell’Unione Sovietica; un evento che scatenò un forte sentimento d’odio razziale.

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Gabriele Nostro

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