Ricchi... da morire - Delitti in famiglia
Dopo averlo visto in anteprima su invito di Lucky Red, possiamo dire che Ricchi… da morire – Delitti in famiglia è una piacevole sorpresa nel panorama cinematografico attuale. Diretto da John Patton Ford, già autore dell’apprezzato Emily the Criminal, il film si presenta come una sorta di rivisitazione moderna del classico Sangue blu (1949), basato a sua volta sul romanzo di Roy Horniman del 1907. Una dark comedy che funziona, dalla trama semplice e graffiante, capace di intrattenere dall’inizio alla fine.
La pellicola si discosta dai canoni del classico giallo per abbracciare un tono più cinico, quasi grottesco, che mette a nudo l’ossessione per il successo e l’avidità. Noi eravamo presenti all’anteprima, ed ecco la nostra recensione.
Al centro della storia c’è Becket Redfellow, interpretato da un magnetico Glen Powell. Becket è un orfano cresciuto lontano dalla propria famiglia d’origine, una dinastia immensamente ricca che ha ripudiato sua madre. Animato dalle ultime parole della genitrice, che lo spingeva a non arrendersi finché non avesse ottenuto la vita che merita, Becket decide di reclamare la sua fetta di eredità, stimata in circa 28 miliardi di dollari.
Il piano è tanto folle quanto lineare: eliminare, uno dopo l’altro, i sette parenti che si frappongono tra lui e il patrimonio. La voce narrante del protagonista, che racconta le sue gesta a un prete poco prima di finire sul patibolo, guida lo spettatore in questa spirale di morti sospette e colpi di scena.
Se il cuore pulsante del film è l’eclettismo di Glen Powell, capace di passare da outsider spietato ad un affascinante aristocratico con disinvoltura, il resto del cast non è da meno. Spiccano Ed Harris, nei panni del patriarca Whitelaw Redfellow, simbolo di un potere familiare cristallizzato, e Margaret Qualley nel ruolo di Julia Steinway. Quest’ultima, sua amica d’infanzia e interesse amoroso, rappresenta una presenza fondamentale, capace di sconvolgere i piani di Becket in una dinamica sentimentale tossica che aggiunge spessore al racconto, rendendo la questione più complessa di una semplice vendetta ideologica.
Non mancano volti noti come Bill Camp, Jessica Henwick, Topher Grace, Zach Woods, James Frecheville e Rafferty Law, che compongono un microcosmo familiare fatto di personaggi eccentrici, avidi e moralmente discutibili.
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia usa il genere criminale per lanciare staffilate all’establishment. La lotta di classe, la fame di successo e l’avidità diventano il motore di una narrazione incalzante. Pur non essendo un film che cambierà la storia del cinema, la pellicola ha una sua solida ragione d’essere: diverte, intriga e utilizza il linguaggio della commedia nera per analizzare le dinamiche familiari tossiche, in un modo che ricorda, per certi versi, le atmosfere di Succession o il sarcasmo tagliente di Knives Out.
Non tutto è perfetto. Sebbene l’intrattenimento sia garantito, la componente satirica sulla lotta di classe appare talvolta più come una suggestione del momento che come un vero pilastro narrativo. Inoltre, la scelta di mantenere un approccio molto lineare nella narrazione fa sì che, a tratti, la sequela di omicidi rischi di diventare un po’ meccanica, smorzando leggermente la tensione.
Il film è una proposta solida per l’estate cinematografica. È un film che si lascia guardare volentieri, capace di alternare suspense e risate amare senza mai perdere di vista l’obiettivo: mostrarci quanto, in fondo, l’essere umano sia disposto a spingersi lontano quando il denaro diventa l’unico faro dell’esistenza.
VOTO: 7,5
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia sarà disponibile nelle sale a partire dal 17 giugno. Per altri articoli come questi e tutte le news a tema serie TV e cinema, continuate a seguire Nasce, Cresce, Streamma!
Articolo di Salvatore Carboni
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