Gaming

Nintendo of America: ambiente tossico per i dipendenti?

Secondo un report della testata giornalistica IGN, non si respirerebbe un clima propriamente sano alla sede di Nintendo of America.  Il report in questione raccoglierebbe diverse testimonianze degli ex dipendenti della famosa azienda, mettendo alla luce diversi lati inaspettati e preoccupanti se dovessero rivelarsi veritieri.

Pressione psicologica, paura e obsolescenza

Gli ex dipendenti, di Nintendo of America, avrebbero raccontato ai reporter di IGN USA diversi aspetti definibili malsani all’interno dell’azienda. Sembrerebbe, ad esempio, che i rapporti siano ridotti il più possibile al minimo con i superiori, a causa di un grande timore nei confronti di chi si trova ai piani più alti. Causa di questo, soprattutto i continui controlli virtuali che costringevano a rappresentare ogni minuto della giornata su un foglio presenze, alimentando la paranoia di lasciare la scrivania anche solo per un minuto. I controlli, però, non si limiterebbero a questo, ma anche ai profili social, poiché la condivisione di specifici post o messaggi poteva portare addirittura al licenziamento. È naturale pensare che tutto ciò sia scaturito in un’altissima pressione psicologica sui dipendenti.

Inoltre, molti degli impiegati, sono stati costretti a lavorare su apparecchiature e software ormai obsoleti, con un database che risale circa agli anni ’90. Fino a pochi anni fa era addirittura possibile, raccontano le fonti, trovare contenitori di vecchie cassette VHS piene di registrazioni di bug nell’area PTD. Questo ci induce a credere che la pressione sul lavoro, i continui arresti anomali del software e la sempre presente necessità di tradurre i messaggi dalla sede giapponese spesso fossero causa di un rallentamento del lavoro.

 

La discriminazione interna

Nel report ci sono anche riferimenti ad una vera e propria gerarchia di “badge” tra i vari collaboratori dell’azienda. Difatti, secondo i racconti, erano presenti tre tipi badge colorati: i blu, i rossi e gli oro. I primi sarebbero assunti solo a tempo determinato e verrebbero discriminati con diverse limitazioni. Tra queste troviamo l’impossibilità di partecipare alle cene aziendali, agli eventi ufficiali e ad alcune sezioni delle varie strutture. Questo è in netto contrasto con The Pokémon Company, una società con legami finanziari con Nintendo, ma che opera separatamente per quanto riguarda le assunzioni e le pratiche lavorative. Mentre Nintendo of America continua a rimandare la conversione di molti dipendenti a tempo pieno o l’assunzione di nuovi impiegati, The Pokémon Company ha lavorato per coinvolgere il proprio team a tempo pieno, con tutti i vantaggi che ne derivano.

Le parole di Reggie Fils-Aime, ex CEO di Nintendo of America

In seguito alla fuga di queste notizie, il Washington Post ha chiesto un parere a Reggie Fils-Aime, ex CEO di Nintendo of America nel periodo incriminato dal report. Queste le sue parole:

Ho letto questa storia. Non sono più Presidente di Nintendo of America da tre anni, è passato del tempo. Mentre leggevo i report, tuttavia, sono rimasto colpito perché questa non è la Nintendo che ho lasciato. Quando ero Presidente, tenevamo abitualmente riunioni ed eventi con tutti i nostri dipendenti e associati, senza discriminazioni. Io ero famoso per fare pranzi aperti a tutti ogni due o tre mesi, non ho mai fatto distinzioni di alcun tipo. E mi stupisce leggere tutto questo dal momento che quando ero in Nintendo, uno degli obiettivi di Nintendo of America era quello di avere una cultura sana in azienda, e so bene di aver raggiunto questo traguardo. Ma quella che viene descritta non mi sembra una cultura aziendale sana.

Al momento nulla è ancora stato confermato, ma nel caso fosse così, si tratterebbe di un duro colpo per l’azienda di Kyoto. Come sempre non dimenticate di continuare a seguire Nasce, Cresce, Respawna per rimanere sempre aggiornati su tutte le notizie provenienti dal mondo del gaming.

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Ascanio M. de Lorenzo

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