di Riccardo Rizzo
Uscita lo scorso 20 ottobre in esclusiva su Netflix, Edgerunners II riporta gli spettatori tra le strade di Night City. Ambientata un anno dopo il videogioco e due anni dopo la prima stagione, la nuova serie ambientata nell’universo di Cyberpunk presenta una storia e un cast di personaggi inediti. Roman, D, Talia e King saranno riusciti a entrare nella leggenda di NC come David Martinez e Lucy prima di loro?
La quiete prima della tempesta
I protagonisti di questo secondo capitolo di storie provenienti da Night City sono appunto Roman, D, Talia e King, le cui vicende si intrecciano intorno al Soulkiller, un dispositivo ben noto agli appassionati del videogioco. Roman è un bambino di dodici anni appassionato di cinema, che gira per la città con una vecchia videocamera sognando una 35mm per girare i suoi prossimi film. Proprio la sua videocamera, di fatto, è l’occhio attraverso cui lo spettatore osserva Night City, con numerose riprese che si inseriscono direttamente nel montaggio del raconto.
D è un giovane netrunner che ha giurato vendetta all’Arasaka dopo che questa ha bruciato il campo nomadi della Snake Nation, e che presto entra in contatto con lo shard contenente Capri, un costrutto di molteplici personalità simile a quello con Johnny Silverhand. Lo shard lo mette in connessione diretta con Talia, figlia di un signore corporativo e fatta quasi interamente di cromo. King, infine, è un vecchio cyberpunk che, dopo essere andato in cyberpsicosi, è in cerca di una nuova ragione di vita.
Il cast di personaggi, così come la storia e le sue atmosfere, si rifà indubbiamente all’ascesa di David Martinez e dei suoi compagni, con questa seconda stagione che prova a proporre qualcosa di simile. Nel tentativo di imitarla, tuttavia, non riesce mai a raggiungerne i picchi di eccellenza. Senza scendere troppo nel dettaglio, è sufficiente evidenziare come Talia e D ricalchino David e Lucy, pur presentando un rapporto profondamente diverso.
Tutto intorno, solo odio
Anche Night City, pur rimanendo al centro del racconto ed essendo ancora una volta il cuore pulsante della produzione, è meno centrale. Mentre i primi episodi si lasciano andare a numerosi riferimenti spaziali (che rappresentano inoltre delle bellissime citazioni per gli appassionati – e testimoniano una cura maniacale per la ricostruzione della città, con il team di sviluppo che ha esplorato a fondo il videogioco per scovare gli angoli più suggestivi e caratteristici), gli ultimi ci si soffermano meno, con la trama che si conclude con un bel climax finale, seppur meno epico rispetto alla conclusione della storia di David.
Il racconto, infatti, è meno corale, con un individualismo che mette tutti i personaggi in corsa per ottenere il Soulkiller. Lo shard contenente il costrutto di personalità è un chiaro collegamento con Cyberpunk 2077: il rischio, però, è di smorzare l’effetto novità per tutti coloro che hanno vissuto l’odissea di V e Johnny Silverhand.
Storia di cui, anche a causa dei diversi possibili finali presenti nel gioco, la serie televisiva non fa praticamente menzione, se non per alcuni rimandi sporadici e poco definiti. Avremmo preferito più coraggio, con un distacco più marcato da quanto visto e giocato in passato, sia per la storia che per i suoi protagonisti.
E poi tutti tornarono a casa
Cyberpunk: Edgerunners II rimane comunque un’opera incredibilmente solida. Meno epica rispetto alla prima stagione, ma altrettanto ben realizzata da un punto di vista tecnico e artistico, con alcune soluzioni grafiche che risultano semplicemente eccezionali.
In particolare, una cosa che ci ha colpito è l’attenzione posta al tema della cyberpsicosi e della dipendenza dal cromo. Un leitmotiv ricorrente nell’universo di Cyberpunk, ma che qui viene proposto con una profondità tale da far riflettere ed emozionare lo spettatore.
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Pro:
- Buon cast di personaggi;
- Ottime soluzioni artistiche, come le riprese dalla videocamera di Roman;
- Focus sul tema della cyberpsicosi.
Contro:
- La serie, nei personaggi come nella storia, si rifà alla prima stagione, evidenziando poco coraggio nelle scelte produttive;
- Un tono meno epico rispetto all’ascesa di David Martinez.
VOTO: 8
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