di Riccardo Rizzo
Matt Hegen è una giovane promessa di Hollywood. Cresciuto a Gotham, ha fatto fortuna a Coast City, dove ha iniziato a recitare nelle più grandi produzioni cinematografiche. La sua vita, tuttavia, viene stravolta quando un boss della malavita gli sfigura il volto, rovinandogli la vita e la carriera. È così che entra nel vivo la storia di Clayface, nuovo film ambientato nell’universo DC Comics in arrivo nelle sale italiane il prossimo 22 ottobre.
Una vita d’apparenza
Diretto da James Watkins, Clayface è la terza pellicola ambientata nel DC Universe creato da James Gunn. Al centro delle vicende c’è Matt Hegen (di cui Tom Rhys Harries fornisce un’eccellente interpretazione, portando sullo schermo un personaggio davvero carismatico), uno degli storici interpreti dell’uomo d’argilla. Dopo aver sfidato la sorte, l’attore viene sfigurato da un capo malavitoso di Gotham, che lo sfigura con dei tagli sul volto.
L’attacco è seguito da una campagna mediatica che lo scredita e ribalta l’accaduto, facendolo sembrare colpevole e scagionando la mafia. Disperato, il protagonista si rivolge alla dottoressa Caitlin Bates (Naomi Ackie), che sta sperimentando delle nanocellule per la rigenerazione dei tessuti.
Qualcosa, però, va storto, e Matt si ritrova con un corpo malleabile come l’argilla. Nel mentre si immerge sempre di più in una spirale di vendetta, odio e violenza che da sempre connota le storie di Gotham City, e che con Clayface si conferma il principale punto di forza delle produzioni DC.
Clayface: una storia oscura e piena d’odio
Ciò che più ci ha convinto del film sono proprio le sue atmosfere: oscure, mature, piene d’odio e violenza. La storia scritta da Mike Flanagan ricalca per certi versi il contesto e le situazioni che abbiamo già visto in Joker (2019) e in The Batman (2022), con una Gotham più verosimile e le componenti soprannaturali ridotte al minimo.
Se la pellicola diretta da Todd Phillips mette al centro del racconto la malattia mentale e come questa viene percepita dalla massa, che tende a escludere e denigrare chi ne soffre, Clayface sposta il focus sulla società dell’apparenza. A Coast City come a Gothan, apparire è tutto, e le persone senza il proprio volto non sono niente. Emblematica, a tal proposito, un’affermazione di Matt Hegen, secondo cui preferirebbe morire che vivere con il volto sfigurato.
Non si raggiungono i picchi di eccellenza e di critica sociale visti in Joker, ma il tema costituisce comunque una solida base su cui si costruisce l’intero racconto. Un racconto che viene impreziosito da una buona regia e da un’ottima fotografia, che insieme restituiscono una Gotham corrotta e spietata, in cui spesso la violenza è l’unica soluzione. L’unica vera nota negativa, purtroppo, sta nel “villain” principale. Se in Joker il nemico è la società in genere, qui il ruolo è incarnato dal boss mafioso, che tuttavia sa di già visto e non aggiunge nulla alla trama.
Il coraggio di raccontare nuove storie
Insomma, Clayface ci ha davvero convinti. Seguendo il nuovo filone di atmosfere più oscure e mature che ha caratterizzato alcune delle ultime produzioni DC, il film di James Watkins si conferma come un cinecomic diverso dal solito. Dopo l’occasione persa con Supergirl, Clayface testimonia come sia questa la strada da percorrere: azione più centellinata, tanta violenza, temi maturi e atmosfere oscure.
Vogliamo inoltre premiare il coraggio della produzione nello scegliere un personaggio relativamente secondario all’interno dell’universo DC, che finora non ha mai trovato spazio sul grande o piccolo schermo, almeno in forma di live-action – l’uomo d’argilla è comparso sia in Lego Batman – il film (2017) che in diverse produzioni animate dedicate sempre al Cavaliere oscuro.
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Pro:
- Atmosfere cupe e temi maturi;
- Ottima interpretazione di Tom Rhys Harries, che porta sullo schermo un Matt Hegen davvero carismatico;
- Tanta violenza, molto sangue.
Contro:
- La critica sociale di fondo non è incisa quanto in Joker;
- Il cattivo principale non è così indimenticabile.
VOTO: 8.5
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