Cinema & Serie TV

Better Call Saul: analisi di un capolavoro del piccolo schermo

La chiusura di un cerchio

Dopo avervi parlato dei vari personaggi e di come questi siano una pedina verso la conclusione della storia di Jimmy, finalmente ci spostiamo dal New Mexico al Nebraska. Dopo gli eventi che hanno portato alla fuga il nostro protagonista, a inizio di ogni stagione vediamo la sua vita nel nuovo stato col nome di Gene Takavic. L’incontro casuale con un tassista di nome Jeff, che riconosce in Gene Saul Goodman, porterà Jimmy alla conclusione della sua storia. Raccontando la nuova vita del protagonista sfruttando il bianco e nero, Better Call Saul” costruisce la fine della sua storia sin dai primi minuti del pilot. La costruzione della narrazione del presente e il conseguente sviluppo del protagonista durante gli eventi passati, porta lo spettatore verso gli ultimi due episodi di stagione 6, pronti a salutare definitivamente Saul Goodman.

 

Jimmy sotto le mentite spoglie di Gene Takavic insieme a Marion, madre di Jeff. L’inizio della fine del protagonista.

 

Il tutto viene raccontato con la solita cura dei dettagli che ormai è un segno inconfondibile del lavoro svolto da Gilligan e Gould. Infatti è proprio nella cura della scrittura è evidente la caduta e la fine di Jimmy McGill. Con un piano che lo avrebbe portato a liberarsi di Jeff, Jimmy ritorna al passato ma commettendo numerosi errori. Dopo sei stagioni dove abbiamo conosciuto al meglio l’avvocato, è strano aspettarsi degli errori con truffe di bassa lega. A “causare” questi sbagli è letteralmente la coscienza di Jimmy dopo una telefonata a Kim, che si rivelerà fatale per la sua vita da fuggitivo. Un susseguirsi di errori banali, esplosi dopo la scoperta fatta dalla madre di Jeff, Marion, che porterà definitivamente alla conclusione della vita da fuggitivo di Jimmy.

 

 

Ed è proprio il momento in cui Marion scopre la vera identità di Jimmy a portarci verso la fine del nostro protagonista. In una sequenza ad altissima tensione, vediamo Jimmy andare letteralmente incontro alla sua fine e soprattutto contro i suoi valori passati. Per un momento, l’ex avvocato ha cercato di uccidere l’anziana e quasi come un cerchio che si chiude del tutto, Jimmy si rivolta contro quella classe sociale che gli ha portato fortuna ai primi tempi nella sua città. Dopo essere rinsavito, inizia la fuga dalla polizia, che si conclude molto velocemente e porterà Saul Goodman al processo. Sarà proprio il processo a mostrare e a far cadere le maschere di Jimmy che, attraverso una spettacolare confessione, ammette tutti i crimini commessi; dagli inizi fino ad arrivare alla collaborazione con Walter White.

Le maschere di Jimmy McGill

Dopo avervi parlato dei vari protagonisti della serie, finalmente parliamo del vero faro: Jimmy McGill. Luigi Pirandello diceva che l’uomo nel corso della sua vita indossa una maschera. Maschera che nasconde la vera natura e il vero modo di essere della persona. Che sia per piacere agli altri o persino per la sopravvivenza, l’uomo usa una maschera. Proprio come un personaggio pirandelliano, Jimmy McGill nella sua vita ha indossato varie maschere. Questo diventa evidente con il passare degli episodi, passando da Jimmy a Saul, facendo anche la conoscenza di chi c’era prima dello stesso Jimmy. “Better Call Saul” è un viaggio nelle maschere del suo protagonista. Lo spettatore aspetta con ansia quando Jimmy diventa Saul Goodman, personaggio conosciuto in “Breaking Bad”, ma la parte più bella di un viaggio è anche la fine.

 

 

La fine mostra la vera natura di Jimmy. L’amore per Kim e anche l’amore per la legge, emergono nel processo finale, dove i crimini di Saul Goodman vengono a galla, portando così il nostro protagonista a scontare la massima pena in carcere. Quindi giustizia e amore hanno portato nel finale sulla retta via Jimmy, chiudendo il cerchio ritornando al punto iniziale. Ma ogni azione comporta una reazione. Il “successo” di Saul Goodman però, ritorna nelle battute finali della serie dove, in direzione carcere, i vari detenuti riconoscono l’avvocato e iniziano ad intonare la sua battuta che dà il titolo alla serie: “Better call Saul”.

Nonostante alla fine Jimmy sia tornato ad essere Jimmy, il suo essere Saul è rimasto impresso a molti; dalla legge e quindi con il processo affrontato, fino ad arrivare ai suoi compagni di cella. Ma se le “imperfezioni” e la sua attitudine al crimine sembrerebbero far parte della maschera chiamata Saul, dobbiamo fare un passo indietro. Il modo di fare che lo ha portato alla sua “fine”, viene dal passato. Quando era ragazzo, veniva chiamato da tutti Slippin Jimmy. Con questa “identità”, Jimmy ha sporcato la sua fedina penale, portandolo ad incrociare la strada con suo fratello Chuck. Sarà proprio l’ancora di salvezza rappresentata da Chuck, a salvare Jimmy e portarlo ad avere una vita normale e alla sua ambizione di diventare avvocato proprio come il suo fratello maggiore.

 

 

Ma nonostante questo, la vecchia maschera del nostro Jimmy emerge in alcuni momenti della serie. Oltre a far parte della maschera che forma Saul Goodman, Jimmy torna ad essere Slippin Jimmy, l’uomo delle truffe, in alcune situazioni per puro divertimento con Kim e non solo. Il suo approccio ritorna anche durante l’anno in cui non ha la licenza di avvocato, portandolo a guadagnare del denaro. Per quanto queste situazioni possano sembrare dettate da alcune dinamiche, in realtà fanno semplicemente parte di un carattere complesso come quello di Jimmy. Complesso perché tutto questo modo di agire e pensare, è nato a causa del suo passato. Il presente ha pensato solo ad amplificare e anzi, a utilizzare queste maschere, per poter essere qualcun altro e soprattutto migliore.

 

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Gabriele Di Nuovo

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