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Wikileaks: il cofondatore della società rischia l’estradizione negli USA

di Gianmichele Trotta

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Per Julian Assange, storico fondatore di Wikileaks, inizia un nuovo duro capitolo della sua vita; dopo un procedimento durato oltre 10 anni, gli Stati Uniti hanno ottenuto il permesso per la sua estradizione. A riportarlo è la stessa organizzazione internazionale da lui creata, che è subito intervenuta sulla vicenda: “Un giorno buio per la libertà di stampa“…

La controversa storia di Assange

Julian Assange è un giornalista, programmatore e attivista australiano. È noto ai più per essere il cofondatore ed ex caporedattore di una delle organizzazioni più discusse degli ultimi anni: Wikileaks. Quest’ultima, nata nel dicembre del 2006, è stata responsabile della pubblicazione di vari documenti segreti, in genere di tipo governativo, condivisi da utenti provenienti da tutto il mondo.

Tuttavia, divenne nota alla comunità internazionale solamente nel 2010, quando proprio Julian Assange divulgò dei documenti secretati e confidenziali statunitensi. Fu l’ex militare Chelsea Manning a consegnare questi fascicoli, riguardanti i possibili crimini di guerra compiuti in Afghanistan dall’esercito USA. Poi, il 28 novembre 2010 Wikileaks pubblicò oltre 251mila documenti diplomatici statunitensi.

Da allora, l’uomo è ricercato dagli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio. Solo nel 2019, però, la Polizia Britannica ha arrestato Assange dopo che l’Ecuador ne revocò l’asilo; attualmente è detenuto nel Regno Unito presso la Her Majesty Prison Belmarsh, come riporta Amnesty International.

La richiesta di scarcerazione e la risposta del Governo

A proposito della situazione è intervenuta Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty, con un appello:

“Questa decisione pone Assange in grande pericolo e invia un messaggio agghiacciante ai giornalisti in ogni parte del mondo. Se l’estradizione andrà avanti, correrà il grande rischio di essere posto in isolamento prolungato, in violazione del divieto di maltrattamenti e torture.

Le assicurazioni diplomatiche fornite dagli USA non possono essere prese sul serio dati i precedenti. Chiediamo al Regno Unito di non estradare Assange e agli USA di annullare le accuse affinché Assange sia liberato“.

La risposta del Governo inglese, però, non lascia dubbi: il procedimento continuerà, in quanto la decisione è già stata presa, come si legge in una nota esplicativa diffusa dal Ministro degli Interni britannico Priti Patel e riportata da Ansa:

“In base alla legge sull’estradizione (Extradition Act) del 2003, il Ministro è tenuto a firmare l’ordine di estradizione se non ha basi per proibire che esso venga eseguito”.

Assange ha ancora 14 giorni per presentare ricorso e tentare un ultimo appello ma, dopo un procedimento così lungo, le probabilità che la situazione si ribalti sono ben poche.

Wikileaks

Julian Assange (@Shutterstock)

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