di Redazione Network NCI
Il primo caso accertato di dipendenza dall’intelligenza artificiale è a Venezia. Una ragazza di 20 anni è stata presa in cura dal Servizio sanitario nazionale per le dipendenze (Serd) per il suo rapporto con un chatbot online. Il rapporto con l’IA aveva spinto la ragazza a isolarsi. Gli esperti fanno sapere che questo primo caso, purtroppo, non sarà l’unico.
Venezia, dipendenza dall’IA
Come molti giovani, una ragazza ventenne aveva trovato in un chatbot IA un confidente, un “amico” con cui parlare. Col passare del tempo, il rapporto tra la giovane e l’intelligenza artificiale è diventato così tossico da dover essere curato. La ragazza è stata presa in cura dal Servizio sanitario nazionale per le dipendenze (Serd). La ventenne, infatti, era arrivata ad isolarsi e a rivolgere totale fiducia all’IA. Questo primo caso di Venezia non è, purtroppo, un fulmine a ciel sereno. Come riportato da TGCom24, la primaria del Serd Laura Suard, ha spiegato: “Per noi è come la punta di un iceberg, in un servizio che è storicamente marchiato come quello rivolto ai tossicodipendenti. Di fronte a questi disturbi comportamentali il nostro aiuto è quello di mettere in campo competenze non solo psicologiche, ma anche psichiatriche, coinvolgendo pure i familiari dei pazienti”.
I pericoli dell’intelligenza artificiale
L’algoritmo dell’intelligenza artificiale è basato per essere di supporto al suo “interlocutore”, evitando quindi ciò che può accadere in una conversazione reale: che l’altra persona sia in disaccordo. Sempre molti più giovani si sentono capiti dall’IA e quindi preferiscono rivolgersi ai chatbot, piuttosto che a persone reali. La primaria del Serd di Venezia ha spiegato come il rapporto con l’intelligenza artificiale possa diventare problematico. “Man mano che impara a conoscerti sa dare delle risposte che corrispondono a quanto vorresti sentire, anche molto più di un tuo coetaneo, rafforzando progressivamente quella che sembra essere una relazione amicale. Diventa un problema quando non la si sa gestire, quando diventa un unico orizzonte di riferimento”. Secondo la primaria Laura Suard, non basta porre dei limiti all’utilizzo dei chatbot per arginare il problema.
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Articolo a cura di Enrico Roca
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