Procione (@Shutterstock)
In un video, diventato virale in rete, un procione lotta per non essere messo in gabbia da un militare russo poco prima della ritirata dell’esercito dalla città di Kherson. Dopo una grande mobilitazione social per liberare il piccolo animale, si potrebbe trovare un’intesa che sicuramente farà piuttosto discutere.
Un procione come simbolo della resistenza ucraina contro gli invasori russi. Come riporta TGCOM24, prima che le truppe russe si spostassero sull’altra sponda del fiume Dnipro e si ritirassero così dalla città di Kherson, hanno fatto razzia di animali nello zoo ivi presente. Quello del procione, in particolare, è diventato un caso grazie ad un video pubblicato sui social nel quale il piccolo animale si oppone al militare russo che voleva ingabbiarlo.
Lo spostamento forzato di animali sta facendo molto discutere i social del Paese e a supportare la denuncia del furto contribuisce anche l’intervento di UAnimals, associazione animalista ucraina, che denuncia pubblicamente i crimini commessi sugli animali dagli occupanti fin dal primo giorno di invasione. Il procione lottatore, quindi, da bottino di guerra è diventato inaspettatamente un simbolo di ribellione dagli oppressori.
Sarhiy Bratchuk, portavoce dell’amministrazione militare della regione di Odessa, dato il notevole impatto che ha avuto la notizia del procione rapito, dal suo canale Instagram ha lanciato un appello ai rapitori, proponendo uno scambio: un procione in cambio di 10 prigionieri russi.
Il procione, però, non sarebbe l’unico esemplare rubato dallo zoo di Kherson dai soldati russi. A chiarire la situazione ci ha pensato Oleksandr Todorchuk, direttore del movimento animalista ucraino UAnimals, che ha denunciato l’accaduto sul suo profilo Facebook. “Vale la pena specificare che il procione dello zoo di Kherson non è il solo animale rubato dai russi. In Crimea gli occupanti hanno preso gran parte .degli animali dello zoo: lama, lupi, asini e scoiattoli”.
Il motivo della razzia di animali? Secondo gli occupanti la ragione sarebbe stata quella di tutelare gli animali dal rischio di un allagamento causato dal pericolo di bombardamenti ucraini sulla diga della centrale idroelettrica di Kakhovskaya, vicino allo zoo. Le conseguenze di questa guerra non lasciano scampo a nessuno, nemmeno agli animali.
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