“Ogni tappeto racconta una storia diversa”.
Rientra nella Top 10 anche Aftersun, scritto e diretto dall’esordiente Charlotte Wells. La pellicola (disponibile in Italia su MUBI) vede protagonista Frankie Corio nei panni di una ragazza scozzese di 11 anni, i cui genitori vivono separati. Per trascorrere le vacanze estive con il padre (interpretato da Paul Mescal), Sophie si trasferisce in Turchia, e decide di immortalare i momenti migliori con la sua telecamera. La peculiarità del film è che le sequenze ambientate in Turchia fanno parte del passato. Attraverso il filmato della videocamera e i suoi ricordi di vent’anni prima, Sophie (ormai adulta) rivive il rapporto intimo con suo padre. Di conseguenza, Aftersun non è solo un ottimo racconto di formazione, ma anche una riflessione sul ruolo dell’immagine, dello sguardo e dei ricordi, tanto nel cinema quanto nella vita.
“Confucio disse: ‘Alle persone sagge piace l’acqua, a quelle benevole piace la montagna’. Io non sono una persona benevola, a me piace il mare”.
Al quinto posto troviamo Decision to Leave (clicca qui per la recensione), diretto da Park Chan-wook. A più di quindici anni dalla trilogia della vendetta (Mr. Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta), il regista sudcoreano firma un thriller hitchcockiano dalle forti sfumature romantiche. Decision to Leave è la storia del detective Jang Hae-jun (Park Hae-il), affetto da insonnia. Mentre indaga sulla morte di un uomo, Jang Hae-jun incontra la moglie della vittima, Song Seo-rae (Tang Wei), della quale si innamora all’istante. Nel film, l’amore e il mistero si intrecciano continuamente, arrivando alla totale sovrapposizione (anche visiva) dei due concetti. Premiato per la miglior regia al Festival di Cannes, Park Chan-wook confeziona un’opera pressoché perfetta.
“Camminerai per decine di miglia, le decine diventeranno centinaia, le centinaia diventeranno migliaia. Le tue avventure andranno avanti per anni e anni”.
Diretto da Ari Aster, Beau ha paura è un’odissea nei meandri più nascosti della mente umana (trovate qui la nostra recensione). In seguito alla notizia della morte di sua madre, Beau Wassermann (Joaquin Phoenix), cinquantenne paranoico e tormentato, intraprende un viaggio kafkiano per tornare a casa. Durante il tragitto, Beau dovrà affrontare tutte le sue paure. Dopo l’incursione nel folk horror, Ari Aster realizza un film sperimentale, grottesco e surreale, creando un mix astratto di horror psicologico e black comedy. Ogni spettatore è chiamato a trovare un significato (personale) dietro le disavventure del protagonista. Ipotetica conclusione della trilogia iniziata con Hereditary, Beau ha paura è la summa del cinema di Aster, qui libero da restrizioni e compromessi.
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