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Sassuolo retrocesso in Serie B: la stagione fallimentare dei neroverdi

Il campionato di Serie A sta per volgere al termine e, a soli novanta minuti dalla sua conclusione, conosciamo già il nome di due delle tre squadre che retrocederanno: Salernitana e Sassuolo. I neroverdi sono stati condannati dall’aritmetica dopo la sconfitta interna contro il Cagliari e i risultati di domenica pomeriggio di Empoli e Frosinone. Così, dopo undici stagioni in massima serie, gli emiliani giocheranno il prossimo anno in Serie B. Cosa non ha funzionato? Facciamo il punto sulla stagione fallimentare del Sassuolo.

Sassuolo: un tracollo inaspettato

Escludendo la prima stagione in Serie A del Sassuolo (2013/14), gli emiliani non avevano mai seriamente rischiato di lasciare il massimo campionato. Dieci anni fa, infatti, gli uomini di Di Francesco chiusero al 17° posto, riuscendo a conquistare la salvezza con una giornata d’anticipo. Nelle annate successive il Sasol si è sempre distinto per la sua proposta di gioco, prima con lo stesso tecnico abruzzese, poi con la guida tecnica di Roberto De Zerbi.

Negli ultimi nove campionati il peggior risultato è stato il 13° posto conquistato dodici mesi fa con Alessio Dionisi in panchina. Nel 2016 il Sassuolo ha addirittura preso parte all’Europa League. Risultati niente male per una società che fino a vent’anni fa navigava in Serie C2. Tuttavia qualcosa, già dall’inizio dell’attuale stagione, pareva essersi rotto. Le cessioni illustri degli ultimi anni, ultima delle quali quella di Frattesi all’Inter, non sono state seguite da acquisti all’altezza.

La rosa, nonostante i suoi limiti, ha però confermato la “strana” tradizione delle stagioni in Serie A del Sassuolo: la competitività negli scontri con le big. Dei 29 punti fin qui conquistati, infatti, ben 11 sono stati raccolti contro le prime quattro in classifica. A differenza degli altri anni però agli emiliani sono mancati i risultati utili negli scontri diretti, sia con Dionisi che con Ballardini. Una carenza che alla fine si è rivelata fatale.

L’assenza di Berardi risultata decisiva

La prima, storica, promozione del Sassuolo in Serie A risale a undici anni fa. La squadra, allenata all’epoca da Eusebio Di Francesco, si presentava alle porte del massimo campionato con l’ambizione di salvarsi, grazie soprattutto ai suoi giovani talenti: Simone Zaza e Domenico Berardi. Quest’ultimo ha vissuto di fatto tutta la sua carriera con gli stessi colori, disputando tutte le undici stagioni in Serie A del Sassuolo con la maglia neroverde.

La sua assenza per infortunio negli ultimi mesi ha sicuramente inciso sulle sorti dei suoi compagni. I suoi numeri parlano chiaro: nelle due stagioni precedenti, combinando gol e assist, Berardi aveva preso parte a più del 40% delle reti della sua squadra. Nel 2024, invece, il doppio problema fisico (tra cui la rottura del tendine d’Achille in occasione della sfida contro il Verona) lo ha tenuto a lungo fuori dal terreno di gioco, complicando la vita prima a Dionisi e poi a Ballardini.

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Gianluca Scognamiglio

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