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Il virus Borna torna a fare paura dopo più di 100 anni: “Focolaio da più di 40 casi”

Negli ultimi anni l’esperienza del Covid 19 ci ha fatto rendere di nuovo conto di come l’uomo sia ancora vulnerabile alle malattie. Se prima vedevamo le pandemie come appartenenti ad un’epoca passata, oggi sappiamo che non è così. Per questo motivo le autorità scientifiche sono in all’erta più che mai nell’eventualità che scoppino nuove infezioni. L’ultimo allarme proviene dalla Germania e riguarda un virus potenzialmente mortale.

Il virus tedesco colpisce in particolare i giovani

Nella cittadina di Maitenbeth, in Baviera, a inizio agosto un bambino di sette anni è deceduto a causa di una forma di meningite particolarmente acuta. Il virus è stato identificato solamente dopo la morte e classificato come virus Borna. Dopo un attento esame le autorità mediche hanno riscontrato un focolaio da più di 40 casi in Germania. Il medico Beer, in un intervista al quotidiano Bild, ha spiegato:

“Il virus non può essere rilevato nel sangue, ma gli anticorpi contro di esso possono farlo”

Il virus incide sull’attività neurologica degli animali a sangue caldo e risulta essere estremamente fatale o portare danni a lungo termine per chi riesce a sopravvivere. Dall’altro lato della bilancia questa patologia risulta essere “rara” con solo due infezioni l’anno rilevate nel territorio tedesco. Il veicolo di trasmissione è quello classico, esposizione a saliva infetta o secrezioni nasali. I sintomi si manifestano in particolare con lo sviluppo della meningite, un’infezione delle membrane che proteggono il cervello, e solitamente colpisce soprattutto bambini e giovani adulti. Per fortuna ad oggi esistono numerosi vaccini che possono bloccare l’infezione, se rilevata e identificata in tempo.

La malattia arriva direttamente dal 1800

Già a inizio estate il Daily Express aveva effettuato un articolo su questo virus perché destinato a diventare un caso. Il noto quotidiano britannico ha riportato le informazioni principali riguardo la malattia. Il nome, Borna, deriva da una cittadina in Sassonia dove, a fine 1800, la cavalleria prussiana vide morire una gran quantità di cavalli a causa di una malattia al cervello. L’agente patogeno, infatti, può colpire numerose specie di mammiferi e sembra che il veicolo principale, ad oggi in particolare, sia il toporagno. Nel 1995 dei ricercatori sono riusciti ad isolare una delle varianti del virus da dei gatti in Svezia dopo che sono stati trovati dei casi in felini anche in Inghilterra e Giappone. Inoltre sembra ci sia una connessione tra il virus e la nascita di malattie psichiatriche.

Per ora la situazione è sotto controllo ma, dopo quanto vissuto con il Covid, la paura resta sempre in agguato. Specie visto che il Borna è molto difficile da identificare e riconoscere in tempo, prima che si riveli fatale.

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Tommaso Casolla

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