Da ormai cinque anni Amazon insieme a Google, Coca-Cola, Walmart, Wells Fargo, General Motors, Walgreens, Comcast, At&T, Verizon, Citygroup e CVSe T-Mobile finanzia le casse di enti politici anti-aborto.
Nel periodo di tempo in questione pare siano stati versati più di 15 milioni di dollari nei conti correnti delle associazioni National Republican Senatorial Committee, Republican Governors Association e Republican State Leadership Committee. In particolare si registra che Amazon abbia contribuito con una quota corrispondente a 974.718 dollari; una cifra non da poco, pur considerando le dimensioni dell’ azienda in questione. Ora però, dopo anni di ingenti spese a sostegno dei propri ideali, sembrerebbe che la proprietà di Jeff Bezos abbia cambiato visione. O almeno e quel che si direbbe data la sua ultima mossa in totale controtendenza.
Manifestante pro aborto (@Shutterstock)
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, nei giorni scorsi la società avrebbe evidenziato un cambio di rotta non indifferente. Amazon ha infatti indetto la copertura delle spese di viaggio e alloggio fino a 4.000 dollari all’anno per ciascun dipendente intenzionato a sottoporsi a una serie di cure mediche, incluso l’aborto.
L’impresa, in particolare, affiancherà i lavoratori risiedenti in stati dove l’interruzione di gravidanza è diventata illegale. La scelta non è singolare poiché ha fatto seguito agli esempi di Apple, Bumble, Levi’s, HP e Citygroup e tanti altri. Anche Citygroup, come Amazon, nel corso del tempo ha assicurato sostegno economico ai gruppi anti-aborto (versando loro 685.000 dollari) e si trova quindi nel medesimo “mistero dell’ideale”.
Delle realtà incriminate di “fare un gioco di facciata” solo Walmart ha deciso di rilasciare qualche dichiarazione; il suo portavoce ha affermato a Insider di “non fare lobby sul tema, ma sostenere i gruppi di entrambe le sponde”. Interrogata dalla stampa Amazon ha preferito invece non sbilanciarsi.
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