Gatto (@Shutterstock)
Il pelo dei gatti domestici potrà giocare un ruolo fondamentale per collegare un responsabile alla scena di un crimine grazie ai nuovi metodi di estrazione del DNA. Ecco i dettagli della tecnica messa a punto dai ricercatori che presto potrebbe essere applicata anche al pelo del cani.
I gatti sono animali domestici diffusissimi in tutto il mondo. Chi ci convive sa bene quanto i loro peli si depositino ovunque ed è praticamente impossibile uscire di casa senza portarsene dietro qualcuno attaccato ai vestiti. È dunque verosimile che, per quanto un criminale che si intrufoli in un abitazione possa essere attento a non lasciare impronte, si porti con sé alcuni peli dell’animale che abita lì. I ricercatori dell’Università britannica di Leicester sono partiti da questo presupposto ed hanno pubblicato i risultati sulla rivista Forensic Science International: Genetics.
Emily Patterson, prima autrice dello studio spiega che: “Il pelo perso dal gatto è privo della radice, quindi contiene pochissimo DNA utilizzabile. In pratica possiamo solo analizzare il DNA mitocondriale, che viene trasmesso dalle madri alla prole ed è condiviso tra i gatti imparentati per via materna”. Questa tecnica dunque non permette di identificare un singolo individuo di gatto ma è circa dieci volte più discriminante rispetto alla tecnica precedente.
Il genetista Mark Jobling assicura che: “Nelle indagini in cui non è disponibile il Dna umano da testare, i peli di animali domestici sono una preziosa fonte di collegamento delle prove e il nostro metodo lo rende molto più potente“.
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