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“Caso scommesse”: perché servono pene esemplari per i calciatori

La pausa per la Nazionali più caotica di sempre è alle spalle. La Serie A riparte tra le ombre del nuovo caso scommesse e tra i dubbi degli appassionati. La squalifica di 12 mesi comminata a Nicolò Fagioli e quella possibile nei prossimi giorni per Sandro Tonali potrebbero rappresentare solo l’inizio di una serie. Al di là dei, pur seri, discorsi sulla ludopatia e la tutela della salute dei calciatori, ecco perché le squalifiche devono essere severe e servono pene esemplari.

Caso scommesse: un regolamento da rispettare

12 mesi di squalifica. Questa la decisione della Procura di Torino nei confronti di Nicolò Fagioli. Il centrocampista della Juventus è stato il primo a pagare nel “caso scommesse” che ha coinvolto il calcio italiano. Partendo dal regolamento della FIGC, proviamo a spiegare le motivazioni dietro la sanzione. Innanzitutto va precisato che i dodici mesi sono stati così suddivisi: sette di squalifica dal campo e altri cinque commutati in “prescrizioni alternative”.

L’articolo violato dal piacentino è il n°24 del CGS che vieta la possibilità di effettuare scommesse su eventi calcistici organizzati da FIGC, UEFA e FIFA. Per il reato la pena prevista sarebbe pari a tre anni di squalifica. La riduzione, nel caso del classe 2001, è stata dettata dalla piena disponibilità di Fagioli a collaborare con la giustizia, fornendo i dettagli della vicenda. Inoltre il calciatore sarà protagonista della prossima campagna di sensibilizzazione della FIGC sul tema della ludopatia. Ma cosa succederà con gli eventuali prossimi accusati?

Da Tonali agli altri: squalifiche serie per evitare emulazione

Il prossimo indiziato a ricevere una squalifica è il centrocampista del Newcastle, Sandro Tonali. Nel caso dell’ex Milan la situazione sembrerebbe più seria, in quanto le presunte scommesse sarebbero arrivate su partite dei rossoneri. Lo stesso procuratore di Tonali, Giuseppe Riso, ha dichiarato che “il ragazzo sta affrontando una dura battaglia contro la ludopatia”. Come rivelato dalla Gazzetta dello Sport, inoltre, il calciatore avrebbe presentato alla Procura un certificato che attesterebbe tale disturbo.

La squalifica, attesa nei prossimi giorni, non può e (con molta probabilità) non sarà uguale a quella di Fagioli. L’aggravante di aver scommesso sulla propria squadra deve pesare nell’ambito della giustizia sportiva. Certo, la scelta del classe ’00 di patteggiare porterebbe a una decurtazione della pena, come accaduto per il calciatore della Juventus, ma una squalifica inferiore a un anno sarebbe poco significante e soprattutto poco “intimorente”.

Ricordiamo, infatti, che il calcio in Italia è guardato da tanti giovani e giovanissimi. Ragazzi che prendono i protagonisti della Serie A come esempi, da emulare dentro (e talvolta) fuori dal campo. Non sarebbe un “colpirne uno per educarne cento”, per citare Yin Wenggui. Pene esemplari servirebbero difatti anche a scongiurare il pericolo di emulazione, non solo da parte dei più piccoli ma anche da altri protagonisti (presenti e futuri) del nostro calcio. Non vorremmo certo ritrovarci dinanzi a un nuovo “caso scommesse” tra dieci anni…

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Gianluca Scognamiglio

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