Re Carlo III d'Inghilterra (@Shutterstock)
Giornata storica per il Regno Unito e i Reami del Commonwealth, con la solenne incoronazione ufficiale del Re Carlo III e della Regina consorte Camilla. Una cerimonia di tale valenza, che simboleggia l’unione delle prerogative religiose a quelle di Capo di Stato, richiede un’etichetta particolare, frutto delle sedimentazioni storiche di una tradizione oramai millenaria; vediamo quindi quali sono state in breve le tappe della cerimonia, gli invitati, e le controversie emerse.
il 1066 è una data chiave della storia britannica, che segnò l’invasione e la conquista da parte del duca di Normandia Guglielmo “il Conquistatore” dell’Inghilterra. A partire da quella data, tutte le incoronazioni si sono sempre svolte all’interno dell’Abbazia di Westminster. Come da prassi, quindi, Carlo III da Buckingham Palace si è diretto in carrozza all’Abbazia, dove si sono susseguiti i cinque passaggi chiave della lunga cerimonia: il riconoscimento e il giuramento, l’unzione, l’investitura dei regalia, l’incoronazione, l’intronizzazione e l’omaggio.
Nonostante il rigore tradizionalista, c’è stato spazio per delle piccole innovazioni che hanno reso la cerimonia più “inclusiva”: il ruolo di primo piano del clero femminile; l’invito a tutti coloro che lo desiderassero, anche a chi seguiva da casa, di recitare l'”Homage of the People“, ovvero l’atto di giuramento di fedeltà collettivo; l’apertura maggiore verso il multiculturalismo religioso, sebbene la cerimonia fosse ovviamente impregnata di anglicanesimo, di cui Carlo III è Capo supremo.
Gli invitati alla cerimonia sono stati più di 2.000, con una cospicua presenza di Capi di stato esteri. Oltre ovviamente ai rappresentati dei Reami del Commonwealth, hanno partecipato i sovrani delle principali monarchie europee, fino ai principi ereditari dell’imperatore del Giappone; a tutto questo bisogna aggiungerci numerosi leader politici mondiali, tra cui il Presidente Mattarella.
Per quanto riguarda la Royal Family, invece, erano presenti i principali esponenti, con anche una breve apparizione del principe Harry (Meghan Markle era assente); esclusi tuttavia molti cugini di Elisabetta II.
Westminster (@Pixabay)
Notevole invece il lavoro di sicurezza svolto dalla Polizia, che ha attuato la cosiddetta “Operazione Golden Orb“; circa 11mila agenti impiegati, tra figure in borghese e cecchini sui tetti, con anche l’impiego di numerosi droni e telecamere in grado di riconoscere immediatamente tutti i volti inquadrati comparandoli con gli identikit di migliaia di potenziali attentatori già noti alla Polizia.
Nel corso della cerimonia, tuttavia, non sono mancate delle controversie; come riporta “ilPost“, infatti, soprattutto a Londra ma anche in altre città del Regno ci sono state diverse proteste anti-monarchiche, che hanno portato a una retata di arresti, incluso quello di Graham Smith, leader del movimento “Republic“. Ancora ignoti tuttavia i numeri esatti dei fermi.
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