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La porta dell’inferno si chiude dopo 54 anni!

La porta dell’inferno si chiude dopo 54 anni! Si tratta di un cratere nel deserto del Turkmenistan che brucia perennemente, rilasciando metano nell’aria. La sua chiusura è una buona notizia per l’ambiente, ma non per il turismo.

La porta dell’inferno

La sua origine risale agli anni 70, quando un gruppo di geologi russi fu inviato nel deserto del Karakum in cerca di giacimenti di petrolio. La piattaforma di perforazione collocata dai sovietici, provocò un crollo nel terreno. Da lì la scoperta di un pericoloso giacimento di gas naturale, estremamente pericoloso per la popolazione locale. Gli scienziati pensarono di bruciare il gas, ma quelle fiamme non si sono spente per 54 anni. Il nome venne scelto dalla popolazione locale, una tribù seminomade, e fu scelto per l’odore di bruciato e per le fiamme visibili anche a chilometri di distanza, sia di giorno che di notte.  Un altro nome con cui è conosciuto il cratere è “bagliore del Karakum”. Così in poco tempo, un autentico disastro ambientale è diventato l’attrazione turistica più importante del Turkmenistan.

La chiusura

Come riportato da TGCom24, la Porta dell’inferno è un gigantesco cratere di 70 metri di diametro e 20 metri di profondità. Lo spettacolo delle fiamme ha attratto turisti da tutto il mondo per anni, ma ora il capo di stato Sedar ha deciso di chiudere il cratere. Già Gurbanguly Berdymukhamedov, padre dell’attuale capo di stato turkmeno, aveva provato a chiudere la porta nel 2010. Ma gli introiti derivanti dal turismo, quasi unico ingresso economico nella zona desertica e poco popolata, l’aveva spinto a desistere e anzi a rendere l’attrazione uno dei simboli dello stato. Ora il progetto di estinguere le fiamme “infernali” sembra essere destinato a compiersi.

 

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Articolo a cura di Enrico Roca

Redazione Network NCI

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