In Ucraina, agli abitanti delle Regioni di Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia, Vladimir Putin ha imposto un referendum. I maggiorenni residenti saranno chiamati a votare “si” o “no”, quindi “pro” o “contro” l’aggregazione del proprio territorio a quello della Russia. Lo spoglio elettorale avverrà al termine delle votazioni, previste dal 23 al 27 settembre.
Un referendum legalmente praticato è quanto di più simbolicamente democratico possa istituirsi. L’iniziativa del presidente russo, però, pare che non lasci libera scelta ai votanti; Il Corriere della Sera riporta una panoramica degli avvenimenti e della pressione indotta dalle forze occupanti.
È stata notificata la presenza di gruppi armati russi o filorussi che starebbero convincendo, e talvolta costringendo, i cittadini locali a recarsi alle urne e siglare per il “si”. La minaccia più diffusa sarebbe la seguente: “Chi non si reca al seggio viene automaticamente licenziato dal lavoro“.
Date le evidenze di irregolarità, quasi nessuno Stato al mondo potrebbe considerare valido il risultato del referendum. Anche nell’eventualità in cui dovesse vincere il “si”, la maggior parte delle Nazioni, tra cui la Cina, potrebbero richiedere l’annullamento dell’esito della votazione. Inoltre, l’ipotetico risultato positivo del sondaggio permetterebbe alla Russia di impiegare nelle zone interessate nuove forze “difensive”; ciò si tradurrebbe, molto probabilmente, in un inasprimento dei conflitti tra Russia e Ucraina.
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