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The Last of Us, Stagione 1, la recensione completa: Salva chi puoi Salvare

di Nasce Cresce Ignora

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Nella mattina del 13 marzo 2023 ha fatto il suo debutto il nono e ultimo episodio della prima stagione di “The Last of Us“; attualmente è disponibile in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, piattaforme televisive su cui andrà in onda anche il resto della prima stagione.

Nel cast troviamo: Pedro Pascal nel ruolo di JoelBella Ramsey nel ruolo di Ellie, Gabriel Luna come Tommy, Anna Torv come Tess e Nico Parker è Sarah. Murray Bartlett come Frank, Nick Offerman nei panni di Bill, Storm Reid è Riley e Merle Dandridge è Marlene. Il cast include anche Jeffrey Pierce nei panni di Perry, Lamar Johnson in quello di Henry, Keivonn Woodard nel ruolo di Sam, Graham Greene è Marlon, Elaine Miles nel ruolo di Florence, Ashley Johnson e Troy Baker.

La serie tv, ispirata all’omonimo gioco creato da Neil Druckmann e sviluppato da Naughty Dog, vede come produttori e sceneggiatori lo stesso Druckmann e Craig Mazin. L’ultimo lavoro di Mazin fu proprio l’acclamata miniserie in cinque parti Chernobyl di HBO, basata sul disastro nucleare del 1986. Ora il produttore televisivo è di nuovo al lavoro per la serie televisiva ispirata a uno dei videogiochi esclusivi per PlayStation più popolari e acclamati al mondo.

The Last of Us, la recensione dell’ultimo episodio: Look for the Light

Dopo la straordinaria puntata numero 8, ricca di pathos e tensione, siamo finalmente (o meglio purtroppo) giunti al finale di stagione di questa straordinaria Serie TV. La distanza tra un grande prodotto ed un capolavoro passa spesso da come viene gestito il finale: saranno riusciti in questo caso a condensare quanto ancora mancava da raccontare in soli 41 minuti di puntata?

 

The Last of Us

©2023 Home Box Office. Inc. All rights reserved

 

La risposta fortunatamente è sì. Puntando, forse eccessivamente, su un ritmo incalzante che finora non si era praticamente mai visto nella serie tv, il racconto procede spedito, mostrandoci però in fin dei conti tutto quello che ci doveva davvero mostrare. Va detto però che probabilmente il finale, visti anche alcuni particolari aggiuntivi, come il rapido flashback iniziale, avrebbe meritato qualche minuto in più di lunghezza. Ma anche così rende giustizia al finale originale, chiudendo perfettamente il cerchio del primo capitolo di The Last of Us.

Come già detto, la durata limitata non significa che l’episodio sia deludente o sotto le aspettative, anzi. Come tutto il resto della serie tv, anche questo ending mantiene un livello qualitativo eccelso sotto tutti i punti di vista. Il flashback iniziale ci mostra in sostanza la nascita di Ellie, dandoci un’importante spiegazione che nel gioco mancava: il probabile motivo della sua immunità al Cordyceps.

Senza fare spoiler, c’è una ragione dietro tutto questo, non si è trattata di semplice fortuna. Un espediente narrativo azzeccato e apprezzabile, che aggiunge un dettaglio dietro cui c’è sempre stato un alone di mistero con una scena molto toccante. Qualcosa peraltro di “vero”, data la presenza di Druckmann nel team creativo della serie tv, non inserito “tanto per”. Graditissimo tra l’altro il cameo della “vera” Ellie del gioco, Ashley Johnson, nei panni di Anna, madre della ragazzina. Molto sentito e commovente anche in un certo senso il parallelo creato tra la storia di Ellie e Riley e quella di Anna e Marlene.

Un finale degno di un’opera fuori scala

La puntata avvicina in maniera definitiva Ellie e Joel, trasformandoli in una vera e propria famiglia. Un “mini branco” in cui l’uno darebbe tutto per l’altra e viceversa. Una famiglia che inizia a progettare il futuro insieme, che si completa. I riferimenti al gioco, quelli davvero necessari, ci sono tutti, così come la fedeltà con lo script originale, nonostante il minutaggio contenuto.

Ci viene regalato quindi un finale di stagione degno delle aspettative, stringato sì, ma pregno, vivo. L’unica vera amarezza è il non aver potuto godere di un episodio più lungo: quando ci si trova di fronte a prodotti tanto di qualità, si vorrebbe che non finissero mai.

 

©2023 Home Box Office. Inc. All rights reserved

 

Gli ultimi minuti, carichi di significato e in linea con quanto preventivato per chi aveva giocato al videogioco, ci mostrano il Joel che finora si era un po’ “nascosto” nel resto della serie tv: una war machine senza pietà disposta a tutto per salvare quella che ormai è a tutti gli effetti sua figlia.  Il cerchio si chiude alla perfezione, in attesa di un’altra grande storia, le cui basi sono state messe proprio in questo finale. “Salva chi puoi salvare”, disse Tess a Joel prima di morire. E in un certo senso aveva ragione. Il mondo ormai è andato. E probabilmente non merita nemmeno di essere salvato. Una landa sterile piena di grigi, senza buoni o cattivi. Piena di mostri senzienti e di mostri “innocenti”, gli infetti. Perciò… salva chi puoi salvare. A maggior ragione se il tuo mondo è una sola persona. L’amore è la più pura forma di egoismo e Joel ce lo spiega perfettamente.

La recensione completa di The Last of Us: una serie che è già storica

Siamo sempre stati abituati, purtroppo, ad adattamenti cinematografici di prodotti videoludici molto scadenti. Basti pensare al film di Super Mario, a quelli di Mortal Kombat, Dead or Alive, alla serie tv di Resident Evil e chi più ne ha più ne metta. Il videogioco di The Last of Us uscì esattamente dieci anni fa, settando un nuovo standard qualitativo per tutto il medium videoludico. Dimostrò che il gameplay poteva essere solo un espediente, un mezzo per raccontare una grande, grandissima storia. The Last of Us ha cambiato il modo di fare videogiochi. E questa serie tv non è da meno: cambierà indelebilmente il modo di creare prodotti seriali e cinematografici ispirati a videogiochi. Dopo un salto qualitativo del genere non si può tornare indietro: tutto dovrà cambiare.

The Last of Us ha dimostrato al mondo che i videogiochi non sono per bambini. Che spesso e volentieri hanno una grande storia dietro, anche migliore di parecchi film o serie tv nati direttamente come tali. La cura per i dettagli, il livello qualitativo medio di regia, fotografia e montaggio (sempre senza fronzoli ma perfettamente coerenti ed azzeccati al momento) innalzano TLOU nell’Olimpo delle serie tv. Finalmente abbiamo fatto bingo.

C’erano grandi aspettative per questo prodotto (e anche un po’ di paura) ma siamo andati decisamente oltre. The Last of Us ci ha offerto alcuni tra gli episodi più indimenticabili della storia della serialità. Gli attori hanno messo tutto nel personaggio, dai protagonisti ai comprimari, trasformando, per il livello complessivo del quadro d’insieme, questa serie tv in un vero e proprio “kolossal”.

 

the last of us

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Considerazioni finali su The Last of Us

The Last of Us è considerabile, soprattutto se rapportato agli altri prodotti tratti da videogiochi, un capolavoro. Una grandissima serie tv che setta un nuovo standard per prodotti di questo tipo. Sarà inevitabilmente il nuovo metro di giudizio per chiunque verrà dopo.

Come il videogioco da cui è tratta, entra di diritto nella storia. Trama, colonna sonora, montaggio, regia, tutto è curato nei minimi dettagli col fine ultimo di dare un metaforico pugno nello stomaco allo spettatore. Nulla è bianco o nero in The Last of Us e la serie tv continua a farcelo capire chiaramente.

Memorabili le prove attoriali di tutti i componenti del cast. Sia i personaggi secondari (come David o Bill e Frank) che i protagonisti sono interpretati magistralmente, riuscendo anche con poco minutaggio a lasciare il segno. Unica pecca su questo fronte probabilmente per il personaggio di Kathleen, creato ad hoc per la serie tv ed assente nei videogiochi, che, probabilmente, pesa l’assenza di un background solido come gli altri “comprimari”, non lasciando nulla allo spettatore.

Due protagonisti eccezionali

Eccezionali poi i due protagonisti, che rendono “vivi” Joel ed Ellie. Pascal non lo scopriamo certo oggi, ormai ha disegnato su misura il ruolo di padre-eroe, anche se non è probabilmente la definizione più calzante per il suo personaggio. Rende perfettamente onore a Joel, rendendolo tormentato e cupo al punto giusto, fino alla sua “redenzione” (tra molte virgolette visto come arriva) per la sua figlia adottiva. L’amore si sa, è (in senso buono) forse la più pura forma di egoismo: hai bisogno di quella persona per andare avanti, che sia un partner, un fratello, un figlio, un amico. E questa consapevolezza ci viene offerta degnamente dalla grande espressività di Pascal.

Senza parole poi l’interpretazione complessiva della Ramsey. Senza nessun calo di rendimento, l’attrice di regala una Ellie perfetta, spazzando via tutte le critiche per la poca somiglianza somatica con il videogioco. Pungente, simpatica, ingenua, dura, forte: condensa tutto in una performance semplicemente perfetta. Già candidata, a parer nostro, a fare incetta di premi nel 2023: la sua Ellie è qualcosa che raramente si è visto a livello seriale, per profondità, accuratezza e credibilità. 

Il mix perfetto per un grande risultato

Fotografia, montaggio e regia non sono eccezionali, ma perfettamente funzionali, ottimi per il contesto. Fanno quello che devono, non perdendo mai il focus sui protagonisti e sulla storia da raccontare. Non servono trovate clamorose, che anzi, potrebbero mettere quasi in ombra il vero fulcro di tutto: la storia. Perciò fanno da supporto alla sceneggiatura, rendendo credibile e crudo quanto passa su schermo. Senza troppi fronzoli ma perfettamente integrate. A volte non serve tutto di eccelso per fare il prodotto perfetto. A volte bastano tante cose buone e due, tre magnifiche, per fare un capolavoro. Esattamente come in questo caso: il risultato di questo mix è esplosivo. 

La colonna sonora tocca le corde del cuore senza mai risultare invasiva. Non copre mai quanto accade, non sovrasta mai la scena, ma la prende per mano e l’accompagna dolcemente esattamente dove deve andare. Tagliata su misura per la serie tv, è l’esempio perfetto di come la musica possa fare da spalla perfetta ad un grande prodotto televisivo.

Perfezionare la perfezione: missione riuscita

Impossibile infine non menzionare la grande fedeltà al prodotto originale. Certo, la presenza di Druckmann sicuramente ha influito, ma The Last of Us riesce in un’impresa non da poco: migliorare quello che sembrava impossibile da migliorare.

La maggior parte della serie tv infatti è fedelissima al videogioco, quasi un 1:1. Ma le modifiche inserite, volte ad approfondire aspetti più nascosti e secondari della sceneggiatura, sono da applausi. Non sono messe lì per “allungare il brodo”, ma per dare armoniosità ad un prodotto già eccelso. Non serviva una copia sputata del gioco per fare il grande salto: serviva correre il rischio, cercare di migliorare una base straordinaria. E che mi venga un colpo ci sono riusciti. Bravissimi. Non solo hanno confezionato la serie tv dell’anno, ma anche il prodotto tratto da un videogioco migliore di sempre. Chapeau.

Detto questo la serie tv non è esente da difetti, ma passano in secondo piano visto il livello complessivo. Su tutti fa storcere un po’ il naso la rappresentazione quasi eccessivamente marginale della minaccia degli infetti. Se vogliamo trovare una vera pecca è questa. Va detto però che, con così tanta carne al fuoco a livello umano, dare più spazio agli infetti avrebbe probabilmente penalizzato la caratterizzazione e l’evoluzione dei personaggi.

PRO della serie tv

  • Le straordinarie prove attoriali: sia i protagonisti sia i personaggi secondari offrono interpretazioni magistrali. Bravissimo Pascal nei panni di Joel, ma completamente fuori scala la Ramsey, semplicemente magnifica nei panni di Ellie;
  • La costruzione del meraviglioso rapporto tra Joel ed Ellie: lui che ritrova qualcuno da amare, lei che trova qualcuno che non la abbandonerebbe mai;
  • La fedeltà al prodotto originale: la mano di Druckmann c’è e si vede fortunatamente. Siamo di fronte senza dubbio al miglior adattamento di sempre di un prodotto videoludico;
  • L’ottimo trucco prostetico sui (pochi) infetti presenti nella serie tv;
  • La colonna sonora di Santaolalla, magnifica e toccante come nel videogioco. Il montaggio sonoro la esalta, senza renderla mai invasiva: è il perfetto completamento di quanto mostrato su schermo;
  • Le leggere modifiche allo script originale: le esigenze televisive ovviamente richiedevano dei cambiamenti, che però non hanno affatto snaturato il prodotto finale anzi. Quel poco che viene cambiato rispetto alla storia originale, viene addirittura migliorato, approfondito, reso più realistico;
  • Montaggio, fotografia e regia sempre di qualità: il perfetto supporto per una grande storia;
  • La perfetta resa su schermo del messaggio intrinseco (o meglio dei vari messaggi) del videogioco;
  • L’ottimo espediente narrativo dell’ultimo episodio per chiudere il cerchio e darci una probabile spiegazione sull’immunità di Ellie.

CONTRO della serie tv

  • La presenza molto risicata degli infetti: d’accordo che il vero nemico in The Last of Us sono gli umani, ma Runner e Clicker, specie nella seconda metà di stagione, si vedono davvero col contagocce. I neofiti potrebbero pensare (erroneamente) che si tratti di una minaccia fin troppo marginale;
  • Il doppiaggio italiano: nonostante la presenza, come nel caso di Joel, di alcuni doppiatori originali, è molto inferiore a quello inglese. Pur difendendosi, è consigliata caldamente la visione in lingua originale.
  • L’espediente molto poco sfruttato dei viticci del Coryceps: con una presenza così piccola di infetti, probabilmente la modifica perde un po’ di senso. A questo punto tanto valeva mantenere le vecchie spore come nel videogioco e confinarle solo ad aree specifiche sotto terra. Con così pochi infetti la “grande mente collettiva” del fungo perde un po’ di senso e, soprattutto, utilità;
  • Il personaggio di Kathleen, probabilmente l’unica nota negativa su questo fronte di tutta la serie tv. Creata ad hoc per questo prodotto (nel videogioco non è presente) non riesce a risultare credibile e a lasciare davvero qualcosa allo spettatore.

 

 

 

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recensione di Pietro Magnani

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