Attualità

Sono in aumento i casi di ADHD: ecco i motivi

In alcuni paesi sono in aumento i casi di diagnosi del Disturbo da deficit dell’attenzione (ADHD). L’origine dell’aumento di tale diagnosi riguarda sia le modalità con cui essa viene effettuata, sia fattori sociali, culturali e ambientali.

Le diagnosi

Secondo un report della commissione statunitense Make America Healthy Again, all’interno di un sondaggio nazionale veniva semplicemente chiesto ai genitori se fosse stato detto loro da un operatore sanitario o un medico che loro figlio avesse l’ADHD. la modalità con cui è stato effettuato questo sondaggio, potrebbe aver provocato un gonfiamento dei risultati.

Seguendo invece procedure standardizzate per rilevare i sintomi, gli studiosi hanno individuato una presenza piuttosto uniforme del disturbo a livello mondiale: circa il 5,4% dei bambini e il 2,6% negli adulti.

In Italia, ci sono circa 1,26 milioni di persone, di cui 317.000 bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni.

Una serie di studi suggerisce che le diagnosi di ADHD siano aumentate in molti paesi ad alto reddito negli ultimi due o tre anni, così come sono in aumento le diagnosi di autismo. Nel Regno Unito, ad esempio, le diagnosi di ADHD sono raddoppiate nel caso dei ragazzi e quadruplicate nel caso delle ragazze tra il 2000 e il 2018. Questo è anche a causa di una maggiore consapevolezza dell’ADHD e dei suoi sintomi, che ha portato molte persone in tutto il mondo ad individuare i sintomi per sé stessi e per i bambini.

Sono infatti frequenti i casi in cui anche ad uno dei genitori è stato diagnosticato l’ADHD dopo che il disturbo era stato diagnosticato al figlio. Questo a causa del fatto che l’ADHD ha un’ereditarietà del 70-80% e, in molti casi, anche se i genitori mostravano sintomi già da bambini, a loro non veniva effettuata una diagnosi.

Cambiamenti nel DSM

Un altro fattore che può aver contribuito alle diagnosi di ADHD riguarda le modifiche apportato al Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). Nella quarta edizione, infatti, in uso fino al 2013, era richiesta la presenza di almeno sei sintomi di disattenzione o sei di iperattività prima dei sette anni d’età. Nell’edizione attualmente in vigore, i criteri sono stati allentati: i sintomi devono essere almeno cinque per gli adulti e sei per i bambini, che devono essere presenti prima dei 12 anni.

ADHD e social media

La consapevolezza pubblica sull’ADHD è aumentata anche grazie a piattaforme come TikTok e Instagram, con una serie di personaggi pubblici che condividono le proprie diagnosi e parlano della loro esperienza. Tutto questo ha portato una serie di persone che avevano manifestato gli stessi sintomi, ma privi di una diagnosi, ad informarsi e a cercare un aiuto professionale.

Il ruolo della società

L’aumento delle diagnosi è provocato, secondo i ricercatori, anche da una serie di cambiamenti nel mondo stesso. Ad aver contribuito è anche il ruolo giocato da scuola, lavoro, tecnologia e altri aspetti della vita moderna, i quali hanno raggiunto un livello di complessità talmente elevato da spingere sempre più persone oltre la soglia della menomazione.

Secondo uno studio pubblicato nel 2024 (“Cambiamenti negli atteggiamenti dei genitori verso il deficit di attenzione/disturbo da iperattività nel tempo”) i genitori percepivano che i figli stessero soffrendo di più. Inoltre, è stato evidenziato come i genitori percepivano i sintomi dell’ADHD di oltre 27.000 bambini di nove anni nati in Svezia.

Sempre secondo i ricercatori, il contesto in cui si trova la persona avente ADHD è fondamentale: qualora il soggetto si trovi in un ambiente che lo nutre e lo potenzia, può canalizzare il proprio neurotipo in modo estremamente positivo.

 

Scritto da: Gaia Cobelli

Fonti: Focus, Nature

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Redazione Network NCI

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