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Serie A, lutto nel mondo del calcio: addio a Sinisa Mihajlovic

di Alessandro Colepio

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Un fulmine a ciel sereno colpisce tutto il mondo del calcio italiano durante la pausa per i Mondiali di Qatar 2022. Sinisa Mihajlovic si è spento dopo tre anni di lotta contro la leucemia che lo obbligava ad alternare panchina e ospedale.

Una notizia che colpisce i cuori di tutti gli appassionati di calcio di questo Paese. L’ex allenatore di Bologna, Milan e Torino fra le altre aveva annunciato nel luglio 2019 di aver contratto una forma di leucemia mieloide acuta. Dopo due anni di cure sembrava che la malattia fosse scomparsa ma nel marzo 2022 è stato sempre lui ad annunciare il ritorno in ospedale per contrastare il ritorno della malattia.

Addio a Sinisa, i momenti migliori della sua carriera

Nato come centrocampista laterale, venne spostato al centro della difesa dall’allenatore della Sampdoria Eriksson che ne intuì il potenziale fisico e tattico. In quel ruolo esplose definitivamente e divenne uno dei migliori difensori della Serie A. Il suo bagaglio tecnico comprendeva una grande capacità di impostare, uno spiccato tempismo negli interventi e una tecnica di calciare le punizioni spaventosa.

La sua affermazione calcistica avvenne proprio nella sponda blucerchiata di Genova, dove ha vissuto stagioni di alto livello per poi passare alla Lazio. In maglia biancoceleste ha segnato molte pagine della storia del club, vincendo molti trofei e diventando anche l’unico giocatore insieme a Giuseppe Signori a segnare tre calci di punizione nella stessa gara. Decise di chiudere la carriera all’Inter, diventando anche il marcatore più anziano dei nerazzurri in Serie A all’età di 37 anni e 47 giorni.

Nel 2006 è iniziata la sua carriera da allenatore: prima come vice dell‘Inter, poi sedendo su diverse panchine del nostro campionato. La prima squadra a dargli fiducia è stato il Bologna, poi Catania, Fiorentina e una breve parentesi alla guida della nazionale serba. Successivamente è tornato in Italia, precisamente sulla panchina della sua Sampdoria, dove ha forse la miglior annata della sua carriera da allenatore, chiudendo al settimo posto e ritirando il premio Football Leader-Allenatore dell’anno.

 

Sinisa Mihajlovic (@Shutterstock)

 

Gli ultimi anni e la malattia

Dopo la Samp è passato alla panchina del Milan, all’epoca nobile decaduta del calcio italiano che puntò sul mister serbo per tornare in alto. Anche se i risultati non furono quelli attesi, a lui va il merito di aver lanciato fra i grandi un Gigio Donnarumma ancora sedicenne. Chiusa l’avventura al Milan ha allenato il Torino e lo Sporting Lisbona prima di tornare a Bologna, il primo club ad avergli affidato la panchina.

Alla prima stagione in Emilia è riuscito ad ottenere la salvezza alla penultima giornata, poi nel corso dell’estate l’annuncio: i medici avevano diagnosticato la leucemia. Così è cominciato il lungo calvario che ha portato Sinisa ad alternare la panchina del Dall’Ara alla sua camera presso il Policlinico Sant’Orsola. Quest’anno la partenza sbagliata dei rossoblù e l’aggravarsi delle condizioni di salute di Mihajlovic sono costate l’esonero dalla panchina del Bologna.

Il mondo del calcio saluta uno dei suoi personaggi più carismatici e coraggiosi: nel corso della sua carriera Mihajlovic ha sempre affrontato le difficoltà con forza e a testa alta, tanto in campo quanto fuori. E siamo sicuri che il suo spirito sarà d’incoraggiamento per tutti coloro che lottano contro lo stesso male che lui ha sfidato fino all’ultimo.

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