fbpx Pinocchio di Guillermo Del Toro, la recensione: "Quello che accade, accade. E poi ce ne andiamo"
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Pinocchio di Guillermo Del Toro, la recensione: “Quello che accade, accade. E poi ce ne andiamo”

di Simone De Mattia

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Ieri 9 dicembre è uscita su Netflix una nuova trasposizione cinematografica del libro di Carlo CollodiPinocchio“. Stiamo parlando di “Pinocchio di Guillermo Del Toro“, il quale scrive, dirige e produce la pellicola in stop-motion, debuttando così nel mondo dell’animazione. La distribuzione è in mano a Netflix, che ha partecipato attivamente al prodotto grazie alla casa di produzione Netflix Animation. Alcune sale italiane hanno anche distribuito la pellicola in versione originale sottotitolata a partire dal 4 dicembre, ma solo per pochi giorni. Nel cast di doppiatori figurano Ewan McGregor, Tilda Swinton, Ron Perlman, Christoph Waltz, Cate Blanchett e tanti altri.

Pinocchio di Guillermo Del Toro

Un bombardamento avvenuto quasi per caso porta via Carlo da suo padre Geppetto, anziano falegname di talento. Siamo nel 1916 in pieno regime fascista e, addolorato dalla perdita e ubriaco per riempire un vuoto incolmabile, l’uomo abbatte un pino per costruire un burattino a immagine e somiglianza del figlio. L’albero era la dimora di Sebastian il grillo, il quale stringe un patto con lo Spirito del bosco, un guardiano delle piccole cose e di quelle dimenticate. Se sorveglierà sul bambino di legno, Sebastian potrà esprimere un desiderio a piacimento. All’alba prende vita quindi il burattino Pinocchio, vispo e curioso, che si affaccia sul mondo per la prima volta.

 

Pinocchio

La storia di Pinocchio viene stravolta

Pinocchio di Guillermo Del Toro” non racconta la storia del Classico Disney o del libro di Collodi; prende l’essenza di quest’ultimo, fa affidamento alle solide basi create dalle numerose trasposizioni precedenti, e crea qualcosa di nuovo, di magico. L’ambientazione, realistica e credibile anche se generica, è quella che conosciamo; qui però viene aggiunto l’elemento del fascismo, modellato da Del Toro a suo piacimento.

Tutto è inserito bene nel contesto storico e geografico. Ad esempio non ci sono cliché sul nostro Paese e le scritte sono tutte in italiano, cosa che succede di rado nei film d’animazione di questo calibro. L’unico elemento che forse stride con tutto quello elogiato finora è quello musicale; alcuni brani cantati sembrano inseriti forzatamente e sembrano discostarsi molto da tutto il resto. Tranne quelli di Sebastian, che quando prova a cantare viene sempre interrotto in qualche modo…

 

Pinocchio

L’ampiezza degli argomenti toccati

Questa non è semplicemente una nuova storia di Pinocchio; si tratta di una favola, a tratti cupa, raccontata sapientemente. Gli argomenti toccati sono molti e fra questi spuntano sicuramente il tempo e la morte, una conseguenza dell’altro. Possiamo esaminarli in maniera distinta:

  • Il fascismo: la storia viene raccontata in questo contesto storico e politico, un periodo buio della storia italiana e non solo. Si parla di propaganda fascista e Pinocchio ne è parte, finendo per diventarne la mascotte davanti a Mussolini. Proprio quest’ultimo è inserito nella storia in maniera divertente e satirica, e viene rappresentato come un ometto basso e tozzo, tanto da avere bisogno di aiuto per scendere dalla macchina;
  • La guerra: Del Toro inserisce la sua personale visione di essa, sostituendo il Paese dei Balocchi con un’accademia di addestramento militare per bambini;
  • Il tempo: elemento preponderante della storia. Pinocchio, in quanto burattino, non può morire. O meglio, finisce nell’aldilà ma deve attendere un determinato periodo di tempo per tornare in vita. Tempo che diventa sempre maggiore ogni volta che viene ucciso. La Morte lo mette però di fronte al fatto che questa sua peculiarità è anche la sua condanna. È destinato a vivere per sempre, a veder morire chi ha intorno. Gli dimostra che ogni istante passato con una persona è importante, ma si capisce solo quando la si perde;
  • La morte: conseguenza del tempo, rappresenta un altro elemento cardine di questo film. È qualcosa di inevitabile per ognuno di noi, qualcosa che dovrebbe farci apprezzare il tempo a disposizione. Un elemento che si contrappone continuamente alla vita e al bisogno di essa nei personaggi.

 

La tecnica dello stop-motion per Pinocchio

Nel 2008 Del Toro aveva detto di voler realizzare una trasposizione cinematografica in stop-motion, ma nel 2017 ha dovuto abbandonare il progetto anche a causa dei grandi costi da affrontare per la tecnica. Un anno dopo Netflix ha acquistato i diritti del film e tra il gennaio e il giugno 2020 si sono svolte le riprese. Come già detto, la pellicola è stata girata con la tecnica dello stop-motion (o “Passo uno”), ormai molto utilizzata da grandi registi come Wes Anderson e Tim Burton. Per Del Toro è stato un battesimo del fuoco, sia per l’animazione che per la tecnica in Passo uno.

Il lavoro fatto è però notevole. L’ambientazione e i personaggi sono affascinanti, a tratti fiabeschi e cupi, come solo il regista sa fare, e pur non dando un’ubicazione geografica specifica alla storia, almeno per quanto riguarda il punto di partenza, possiamo riconoscerla noi spettatori. L’aspetto dei personaggi umani è perfettamente credibile, ma a spiccare è quello delle creature, come Sebastian il grillo, Spazzatura o lo Spirito del bosco.

Proprio quest’ultimo è stato un tiro da tre punti per Del Toro, che lo sostituisce alla Fata Turchina, dando la sua visione e il suo tocco personale della storia. Ciò che è posto in primo piano è colmo di dettagli dietro, a cui sono posti dei bellissimi fondali a dare profondità all’immagine, i cui movimenti sono fluidi e naturali; questo fa sì che lo spettatore dimentichi il fatto che il prodotto sia composto da tante fotografie messe in sequenza.

 

Conclusioni su Pinocchio di Guillermo Del Toro

Si tratta di un grande prodotto d’animazione e, in generale, di un grande film. C’è molta poetica non didascalica, come ad esempio il fatto che Sebastian viva in un buco sul corpo di Pinocchio posto dove, anatomicamente, c’è il cuore; questo rappresenta perfettamente il suo essere la coscienza del bambino. Ad occuparsi delle musiche è Alexandre Desplat, grande compositore francese, che ha fatto un ottimo lavoro.

Pinocchio di Guillermo Del Toro” è una trasposizione decisamente personale per il regista, completamente diversa da quelle viste finora. Come già detto prende l’essenza del Classico Disney del 1940, lo unisce a film più recenti come la trasposizione diretta da Roberto Benigni (2002) e la più recente diretta da Matteo Garrone (2019), e crea qualcosa di veramente nuovo. Una fiaba, a tratti cupa, in grado di emozionare lo spettatore di qualsiasi età. Anche se forse alcuni argomenti trattati non sono particolarmente adatti al pubblico più piccolo…

Ricordiamo che “Pinocchio di Guillermo Del Toro” è disponibile su Netflix. Vi lasciamo qui sotto il link al trailer.

PRO

  • Ambientazione, personaggi e contesto storico;
  • Argomenti trattati;
  • Regia di Del Toro.

CONTRO

  • Brani cantati.

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