Warner Bros. dopo aver annunciato la vendita ha scatenato la follia delle major. Sembrava, tuttavia, che le cose si fossero calmate dopo la vittoria di Netflix. A quanto pare, Paramount ci dimostra che non è così.
La battaglia per il futuro di Warner Bros. Discovery entra ufficialmente in tribunale. Paramount Skydance ha intentato una causa contro il gruppo media con l’obiettivo di ottenere la divulgazione completa della valutazione di Discovery Global all’interno dell’accordo di fusione con Netflix, inclusi i dettagli sul debito che verrebbe trasferito alla nuova entità.
Secondo Paramount, queste informazioni sono fondamentali per permettere agli azionisti di confrontare correttamente il valore dell’intesa con Netflix rispetto alla propria offerta alternativa. L’analisi condotta da Paramount Skydance stima il valore della transazione Netflix in 27,42 dollari per azione, sostenendo inoltre che, in questo scenario, le azioni di Discovery Global non avrebbero alcun valore effettivo all’interno dell’accordo.
La risposta di Warner Bros. Discovery non si è fatta attendere ed è stata particolarmente dura. In un comunicato ufficiale, la società ha respinto le accuse definendo l’azione legale come una manovra diversiva: “Nonostante sei settimane e altrettanti comunicati stampa da parte di Paramount Skydance, il prezzo non è mai stato aumentato né sono state affrontate le numerose e evidenti carenze della loro offerta”.
Nel testo, WBD accusa Paramount Skydance di cercare di spostare l’attenzione con “una causa priva di fondamento” e con attacchi diretti al consiglio di amministrazione, rivendicando invece di aver creato “un valore per gli azionisti senza precedenti”. La nota si chiude ribadendo che, nonostante le ripetute opportunità, la proposta di Paramount Skydance è stata unanimemente giudicata inferiore rispetto all’accordo di fusione con Netflix.
Lo scontro legale rappresenta l’ennesimo capitolo di una guerra di offerte che sta scuotendo Hollywood e il settore dello streaming, con implicazioni potenzialmente enormi per l’equilibrio dell’industria audiovisiva globale. Nei prossimi mesi sarà il tribunale, e forse anche le autorità regolatorie, a stabilire quale visione prevarrà.
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Articolo di Lorenzo Giorgi
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