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Only Murders in the Building Stagione 3: la recensione completa

di Alice Casati

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La data del 3 ottobre 2023 ha visto l’uscita del decimo e ultimo episodio e la conseguente conclusione della terza stagione di “Only Murders in the Building“. La serie, ideata da Steve Martin e John Hoffman, vede nuovamente protagonisti Steve Martin, Selena Gomez e Martin Short nei panni dei tre improbabili investigatori del condominio Arconia di New York. In questo caso, però, non ci troviamo più all’interno del condominio, bensì nella vivace Broadway, dove un nuovo omicidio coinvolge il trio molto da vicino.

Oltre ai tre protagonisti, nel cast di questa terza stagione, disponibile su Disney+, troviamo Paul Rudd, Meryl Streep, Ashley Park e Jesse Williams. Vi lasciamo qui la recensione dei primi due episodi della nuova stagione. Come si è evoluta nel corso delle puntate successive?

Omicidio sotto i riflettori di Broadway

Dopo il tentativo di debutto del suo spettacolo teatrale e la morte sul palco dell’attore protagonista Ben Glenroy (Paul Rudd), Oliver (Martin Short) è deciso a riprendere con le prove. Tra “Rantolo di morte” e un’importante novità legata ai suoi sentimenti, però, quest’ultimo sembra allontanarsi sempre di più dall’indagine, seguito anche da Charles (Steve Martin). Mabel, dal canto suo, non intende abbandonare l’indagine, neanche a costo di proseguire il podcast da sola. I colpi di scena si susseguono e, come al solito, tutti sono sospettati… anche i più vicini ai nostri protagonisti. Trovare l’assassino si fa sempre più complicato e sotto le luci della ribalta si nascondono molti più segreti di quanto sembri. Sebbene il trio sia sempre un passo avanti, sarà una sfida smascherare il colpevole anche questa volta.

La formula “Only Murders in the Building”

Il ritorno dei personaggi di Martin, Short e Gomez ne conferma nuovamente la chimica sul set. Il trio di detective funziona sempre senza mai annoiare, con dinamiche divertenti e interessanti anche in relazione agli altri personaggi che li circondano. La trama di questa terza stagione si concentra molto di più su Oliver, in primis per la paternità dello spettacolo e poi per il rapporto con l’enigmatica Loretta, interpretata da Meryl Streep. Ha il suo spazio anche Charles, dal ruolo fondamentale all’interno di “Rantolo di morte” oltre che nelle vicende della storia. Rimane soltanto Mabel; a dispetto della sua conduzione dell’indagine, nonché in parte del podcast, il personaggio di Selena Gomez risulta narrativamente forse più debole delle stagioni precedenti, soprattutto verso gli ultimi episodi. Nonostante ciò i protagonisti continuano a divertire e intrattenere come sempre.

Accanto a loro, come accennato, troviamo due new entry d’eccezione, quali Paul Rudd e Meryl Streep. Entrambi costituiscono un enorme valore aggiunto alla serie, che ne rinnova i meccanismi e i rapporti. Rudd e Streep interpretano magistralmente due personaggi completamente differenti, che entrano uno a gamba tesa e una in punta di piedi rivoluzionando la storia. Proprio il primo, oltre che l’attore protagonista designato da Oliver, sarà la vittima del caso di questa stagione. Dal fare eccentrico e apparentemente arrogante, la personalità di Ben Glenroy diventerà sempre più un mistero, oltre a far parlare molto di sé. Per quanto riguarda Meryl Streep, ci troviamo di fronte un personaggio criptico e sfuggente, che nasconde molto più di quello che mostra. Un’ottima scrittura e la complicità di una perfetta interpretazione le consentiranno di oscurare il resto del cast ogni volta che sarà presente in scena.

 

Only Murders in the Building

 

Un perfetto equilibrio tra elementi di continuità e novità

Vediamo dunque come questa terza stagione sappia rinnovarsi in maniera ottima. Se ciò si può affermare in relazione al cast, però, è anche vero dal punto di vista narrativo. La serie mantiene infatti il giusto equilibrio tra elementi vincenti delle prime stagioni e componenti nuove, anche piuttosto stravaganti e ambiziose. L’esempio più eclatante è proprio l’ambientazione a Broadway, dunque un’atmosfera completamente differente da quella dell’Arconia che però gioca con le dinamiche dei personaggi e funziona perfettamente. Riesce così a mantenere una continuità con il passato senza però risultare ripetitiva o noiosa, ma anzi, garantendosi l’interesse di chi l’aveva seguita precedentemente. La stessa chimica tra i protagonisti, pur mantenendosi come punto di forza della serie, sarà esplorata, rimessa in discussione, subendo gli effetti di alcuni scontri dovuti ai caratteri dei protagonisti.

Lo spazio della componente musicale

Un ulteriore componente innovativa e peculiare all’interno di questa stagione è quella musicale. Si tratta di un’aggiunta molto interessante e riuscita, forte anche di alcune canzoni originali realizzate per la serie. Esse si rivelano azzeccate, su tutte quella cantata e interpretata da Meryl Streep; in generale, comunque, la colonna sonora è centrata e ben realizzata. Con queste potenzialità, purtroppo, la componente musicale avrebbe potuto essere sfruttata molto di più, con maggiore spazio negli episodi. È un peccato poter godere così poco di un aspetto assolutamente vincente che, con una presenza maggiore, avrebbe potuto esaltare molto di più la serie. Non c’è dubbio che in quello che svolge riesca perfettamente, tuttavia si percepisce la mancanza di respiro di un’idea intelligente, riuscita ma eccessivamente trascurata.

Uno stile vincente dalla scrittura caratteristica

Dal punto di vista tecnico, “Only Murders in the Building” continua a mantenere il suo stile di riferimento. La trama e le trovate della serie divertono e intrattengono ad una visione superficiale, ma riescono anche a catturare lo spettatore per quanto riguarda l’indagine e la ricerca del colpevole. Un’ottima regia e scrittura delineano un prodotto ancora una volta riuscito, al netto di qualche difetto, di cui è un piacere fruire. Lo stile comico, a tratti assurdo, intrecciato al genere giallo più classico continua a funzionare anche con le dovute modifiche del caso. Nel complesso la serie si mantiene tecnicamente sul filone delle precedenti, con gli stilemi con cui ha raggiunto il suo successo.

 

Only Murders in the Building

 

Considerazioni finali

La terza stagione di “Only Murders in the Building“, al netto di qualche difetto, si può definire un ottimo prodotto, al pari delle precedenti, con ancora molto da offrire. I personaggi principali mantengono le loro dinamiche vincenti, benché alterate in alcuni momenti; accanto a un più presente Oliver e al costante Charles, troviamo una Mabel dalla scrittura in parte più debole rispetto alle stagioni precedenti, ma comunque con il suo spazio e il suo arco narrativo. Con loro trovano posto due imponenti new entry: Ben Glenroy, eccentrico attore hollywoodiano al suo debutto a Broadway, interpretato da Paul Rudd, e Loretta, personaggio enigmatico e sfuggente dal misterioso passato, interpretata da Meryl Streep. I due si rivelano un grande valore aggiunto e un ottimo rinnovamento della serie.

Anche a livello narrativo sono presenti importanti novità, su tutte il cambio di ambientazione; ci troviamo infatti a Broadway, che per quanto diversa dall’Arconia si dimostra uno sfondo perfetto per le vicende dei protagonisti. Ne consegue una maggiore importanza alla colonna sonora, che grazie allo spettacolo di Oliver ci consente di fruire di alcune canzoni originali. Per quanto azzeccato, l’aspetto musicale rimane però piuttosto trascurato, a discapito di un potenziale tale da potersi imporre in modo molto maggiore. A livello tecnico permangono gli stilemi delle stagioni precedenti, definiti da un’ottima regia e sceneggiatura.

Pro

  • Le interpretazioni del cast principale, che ancora una volta si dimostra vincente;
  • Le new entry Paul Rudd e Meryl Streep, dalle formidabili interpretazioni e gli interessanti personaggi;
  • L’ambientazione a Broadway, peculiare ma perfettamente sensata come sfondo della storia;
  • Le canzoni originali della serie e le loro interpretazioni da parte del cast;
  • La regia e la sceneggiatura, sul filone delle prime stagioni ma sempre innovative.

Contro

  • La componente musicale, dall’enorme potenziale ma poco sfruttata nel corso degli episodi.

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