Ricercatrice (@Shutterstock)
Il risultato è stato raggiunto dai ricercatori del Babraham Institute, in Gran Bretagna. Gli scienziati, grazie alla riprogrammazione parziale delle cellule della pelle, sono riusciti a ringiovanirle di 30 anni. Questo potrebbe portare a importanti cambiamenti nella lotta all’invecchiamento.
I ricercatori del Babraham Institute, secondo uno studio pubblicato su eLife, sono riusciti a ringiovanire le cellule umane della pelle di ben 30 anni grazie ad una tecnica di riprogrammazione parziale. Il risultato è stato raggiunto in laboratorio, tramite un esperimento in provetta. Attraverso un cocktail di proteine, infatti, le cellule sono riuscite a ripristinare la corretta funzionalità, quella dei “tempi migliori”.
Per ringiovanire le cellule cutanee, i cosiddetti firoblasti, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di riprogrammazione cellulare sviluppata dal premio Nobel Shinya Yamanaka. Questa tecnica permette di trasformare le cellule “mature” in cellule staminali pluripotenti indotte. Lo studio potrebbe finalmente aprire la strada a nuovi scenari per la medicina rigenerativa e la lotta all’invecchiamento.
Divisione cellulare (@Shutterstock)
Le cellule, parzialmente riprogrammate hanno perso i caratteristici segni dell’età e, temporaneamente, anche la loro identità. In seguito al trattamento, però, queste si coltivano in condizioni normali, permettendo loro di riacquistare la propria identità di cellule cutanee, e tornare così a produrre collagene come quelle più giovani. Dopo di che, i ricercatori le hanno messe alla prova simulando delle ferite e hanno notato che i firoblasti ringiovaniti dal trattamento migrano verso il taglio più velocemente di quelli non trattati.
La vecchia tecnica di Yamanaka viene, quindi, riutilizzata e corretta, azzerando così i suoi effetti collaterali. I ricercatori, infatti, hanno usato lo stesso cocktail di proteine ringiovanenti (denominate fattori di Yamanaka), somministrandolo per soli 23 giorni invece di 50. Con questo metodo innovativo sono, quindi, riusciti a riprogrammarle parzialmente evitando possibili effetti indesiderati.
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di Antonio Stiuso
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