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L’antica origine delle maschere di Carnevale

Le maschere di Carnevale sono senza dubbio il simbolo più famoso di questa festa. L’origine di coprirsi il volto attraverso una maschera ha, però, radici antichissime. Le prime tracce, addirittura, risalirebbero alla preistoria. Le prime maschere per celare il volto risalirebbero infatti a decine di migliaia di anni fa. Scopriamo insieme la loro storia e come si è arrivati, oggi, alla maschera di Carnevale

Le maschere nell’antichità

L’uomo, fin dalla preistoria, ha celato il proprio volto dietro a maschere. Rituali, funerarie, teatrali, molte erano le motivazioni per cui indossare una maschera simbolica. Era un modo per rappresentare qualcosa nascondendo qualcos’altro.

 

Carnevale (@Shutteerstock)

 

Fra le prime tracce antiche di maschere vi è senza dubbio quella indossata dallo sciamano dipinto su una parete della grotta-santuario di Trois-Frères, in Francia, come riportato anche da Focus. Questa illustrazione, risalente al periodo a cavallo fra i 17mila e i 12mila anni fa, rappresenta uno sciamano con indosso una maschera da cervo. Gli studiosi hanno ipotizzato che quest’ultima avesse una funzione simbolica per i riti legati alla caccia.

Il legame con l’oltretomba

Il collegamento con l’ultraterreno era uno dei simboli che caratterizzava le maschere. Spesso queste ultime potevano avere una funzione funeraria, altre volte la loro funzione era proprio quella di opporsi alla morte. Due fra le più famose, quella “di Agamennone” (risalente al 1550 a.C. circa) e quella di Tutankhamon (1323 a.C.), entrambe in oro, erano caratterizzate da tratti molto realistici per cristallizzare il “viso eterno” dei due personaggi storici. Un modo per fermare in qualche modo il passare del tempo e mantenere “in vita” chi vi era rappresentato.

 

Carnevale (@Shutterstock)

Dalle processioni al palcoscenico

In breve le maschere approdarono nel teatro. Per gli antichi Greci le prime rappresentazioni teatrali avevano un forte valore simbolico, infatti ad Atene si svolgevano durante le feste per Dioniso. Forse per questo, o più in generale per una scelta tecnica, furono utilizzate in scena dagli attori. La maschera, infatti, permetteva a un solo uomo di ricoprire diversi ruoli, anche femminili, aggirando il divieto di partecipazione alle rappresentazioni per le donne. Inoltre l’apertura della bocca aveva la forma di un imbuto, capace di amplificare la voce dell’attore. Senza considerare che le caratteristiche fisiche della maschera, che inevitabilmente accentuavano quelle del personaggio, lo rendevano molto riconoscibile anche da lontano, dando modo a chiunque osservasse la rappresentazione, anche distante, di comprendere cosa stesse succedendo.

Il carnevale

Oltre a ciò la maschera dava modo agli attori in scena di cambiare “status” e, di conseguenza, esprimersi in modo ritenuto, in altri contesti, a dir poco improprio. Questo elemento è rimasto simbolico anche in una festa contemporanea: il carnevale! Qui gli obblighi di classe scomparivano, lasciando il posto ai festeggiamenti.

La diffusione della tradizione

Le tradizioni carnevalesche hanno poi preso piede sempre di più. In particolare la “Festa dei Folli“, una vera e propria rivisitazione medievale del Saturnali, divenne famosa in Francia fra il XII e il XVII secolo. Per tre giorni la follia di chiunque veniva liberata per le strade, con sacerdoti travestiti da donna e poveri agghindati come nobili o papi. Un espediente utilizzato per far sfogare qualche giorno il popolo, camuffato da una maschera. Durante il medioevo, al tempo stesso, la maschera subì una forte condanna e un fenomeno di desacralizzazione perché bollata dalla Chiesa come un diabolico strumento di inganno. Da religiosa, quindi, la maschera divenne folkloristica entrando poi nell’immaginario collettivo del carnevale.

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Francesco Ferri

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