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Diritti TV: perché tra Premier League e Serie A c’è un abisso?

Non è una novità che vi sia una differenza economica sostanziale tra i ricavi dai diritti TV delle squadre di Premier League e quelle di Serie A. In questo articolo andremo quindi a spiegarne la motivazione e a quanto ammonta questo divario, secondo i dati forniti da “La Gazzetta dello Sport“…

Una differenza sostanziale

La differenza della potenza economica fra l’ultima classificata della scorsa Premier League e la squadra che ha incassato di più dell’ultima Serie A è, purtroppo per noi, a dir poco imbarazzante. Il Norwich, retrocessa in seconda divisione inglese come ultima classificata, ha incassato 116 milioni di euro dai diritti televisivi; l’Inter invece, la squadra che ha ricevuto la fetta maggiore rispetto alle altre in Italia, “soltanto” 84 milioni.

Una differenza che sta tutta nel valore dei diritti televisivi, che in Inghilterra frutteranno nel triennio 2022-25 una cifra vicina ai 4,1 miliardi di euro, mentre in Italia nel triennio 2021-24 una cifra vicina ad 1,15 miliardi di euro: praticamente il 25% in meno rispetto all’ammontare della Premier.

Perché il ricavato dai diritti TV è così “sbilanciato”?

Il divario è dato dall'”uso” che l’Italia ha fatto dei propri diritti TV: una vendita all’estero non del tutto perfetta, spesso sottovalutata, che non ha permesso maggiori introiti, oltre ad una divisione non equilibrata del ricavato. Il rapporto fra chi ha incassato di più e chi di meno in Italia è uguale a 3,23 (l’Inter 84 milioni, il Venezia 26) mentre in Inghilterra 1,66 (Manchester City 193 mln, Norwich 116); ciò ha così reso nel nostro Paese le big sempre più ricche e la Serie A sempre meno appetibile per l’estero, al contrario della Premier, pagata circa 10 volte in più del nostro campionato.

Difatti, il ricavato della massima serie inglese al di fuori dei confini Nazionali è di 2,1 miliardi di euro, mentre quello della massima serie italiana di soli 230 milioni.

C’è anche da dire che questo divario è il frutto di un circolo vizioso, perché dove arrivano più soldi c’è più competitività, con beneficio dello spettacolo e del gradimento del pubblico; basti pensare che l’albo d’oro della Serie A degli ultimi 19 anni presenta i nomi di sole tre squadre. Per fare un rapido paragone, la Premier ne presenta sei, compresa la sorpresa Leicester City. Inoltre, in Italia il gap tra big e piccole realtà è sempre più evidente; per squadre come  Sassuolo, Torino e le genovesi (anche se questo è ormai un esempio di 7 anni fa) riuscire ad accedere a un piazzamento europeo è un’impresa, a cui deve essere abbinata una stagione molto deludente di una delle big, altrimenti le coppe europee sono destinate a rimanere un miraggio. Tutto questo fa sì che il nostro campionato goda di una scarsa appetibilità nel mercato internazionale dei diritti TV.

Un altro problema dei diritti TV…tutto italiano

Infine, veniamo a un altro tasto dolente, quello delle piattaforme che hanno i diritti TV; negli ultimi anni c’è stato una netta involuzione della qualità dei servizi offerti, a fronte di un aumento dei prezzi. Questi due fattori hanno portato una parte non irrilevante di pubblico (principalmente italiano) a scegliere soluzioni alternative, per così dire…

In conclusione, il sistema della distribuzione dei diritti TV, su cui ormai si basano tutti i grandi campionati europei, in Italia sembra fare acqua da tutte le parti, ma è anche vero che sarà difficile prospettare un cambiamento in tempi brevi.

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Elia Mascherini

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