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Il futuro è già qui: l’IA in grado di prevedere i crimini diventa realtà?

di Lorenzo Peratoner

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Sembra che la fantascienza si stia avvicinando sempre di più alla realtà, grazie ad un team dell’Università di Chicago che è riuscito a programmare un’IA in grado di prevedere, con una precisione del 90%, il luogo in cui si consumerà un crimine. Una realtà, simile a quella descritta nel romanzo fantascientifico “Minority Report” di Philip K. Dick o nella serie tv Person of Interest, che potrebbe tuttavia non essere esente da difetti.

L’IA veggente

Prevedere il luogo del crimine una settimana prima che si concretizzi. Presto potrebbe diventare realtà uno strumento formidabile per la polizia. L’intelligenza artificiale è stata programmata e addestrata sulla base di crimini violenti e di furto consumatisi tra il 2014 e il 2016 nella città di Chicago. In questo modo l’IA, sulla base di ciò che è accaduto nel passato, “ti dice cosa accadrà nel futuro”, come affermato da Ishanu Chattopadhyay, una delle menti dietro allo straordinario algoritmo. Le informazioni sulla ricerca condotta dagli studiosi sono state pubblicate sulla rivista “Nature Human Behaviour” del 30 giugno 2022.

L’IA e il razzismo

Non è la prima volta che si utilizza un’IA per scopi simili. Nel 2016, sempre a Chicago, venne testato un algoritmo in grado di prevedere chi sarebbe stato più a rischio di essere coinvolto in una sparatoria. Nei risultati vennero inclusi il 56% degli abitanti di colore della città: forse un pregiudizio di razza, alimentato anche dalla polizia, che spesso ha il grilletto facile verso le persone di colore.

I pregiudizi e il divario economico

Il team dell’Università di Chicago è ben al corrente di queste problematiche di cui può restare vittima l’algoritmo, tuttavia è proprio mediante questi pregiudizi razziali che si possono stanare le cellule razziste, magari presenti in maggioranza in determinate aree delle città. Gli ingegneri, infatti, hanno notato un importante divario negli arresti fra i quartieri più ricchi e quelli più poveri: nei primi la polizia interviene e arresta di più, a differenza dei secondi. Per questo motivo, il team ha ideato un modello di città composto da diverse aree della medesima ampiezza, così da non cadere vittima di eventuali pregiudizi e per avere una prospettiva diversa, anche per l’agire delle forze dell’ordine.

 

Intelligenza Artificiale (@Shutterstock)

Utopia o realtà?

Uno dei rischi più concreti di questa tecnologia, come emerge in “Minority report“, può essere quello della cosiddetta caccia all’uomo. Tale preoccupazione, tuttavia, non dovrebbe sussistere, perché l’algoritmo non agisce in base all’individuo, ma in base al luogo in cui si prevede un crimine. Chattopadhyay si augura che questa intelligenza artificiale serva “a far si che non avvengano [i crimini] e che nessuno debba andare in carcere, aiutando così l’intera comunità“. Questa tecnologia rivoluzionerà davvero la società, o rimarrà un’utopia? Quali potrebbero essere le implicazioni, magari anche etiche, dell’algoritmo? Tutte domande a cui il tempo probabilmente darà una risposta, dato che l’algoritmo sta già venendo testato in otto città americane diverse.

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