Biden (@Shutterstock)
Joe Biden, 46º presidente degli Stati Uniti d’America, ha cumulato, dall’inizio del suo mandato politico sino a ora, molti più dissensi e critiche piuttosto che consensi e ovazioni. I demeriti più spesso attribuitigli riguardano la sua presenza, quasi sempre troppo scialba o troppo intensa, e il suo modo di comportarsi, inadatto al suo status.
Come predetto, Biden è stato a più riprese tacciato d’essere morbido, fiacco, oppure, contrariamente, impulsivo e quasi passionale. Gli è stata recriminata insomma l’incapacità di essere saggio e scegliere la famosa via di mezzo. Ora però qualcosa sempre essere cambiata, e a dimostrarlo non sono solo i giudizi dei maggiori recensori politici, ma anche e soprattutto le opinioni, sotto forma di statistiche, degli uomini comuni, primi succubi o beneficiari delle sue mosse.
Il Capo di Stato degli USA risale nei sondaggi con la crisi Ucraina. Secondo le rilevazioni di NPR-Maripost, il 47% degli americani si sente di promuoverlo, ben otto punti in più rispetto al 39% della settimana del 25 febbraio. Il 52% degli intervistati poi approva la sua gestione della crisi ucraina.
L’apprezzamento e l’accettazione manifestati dai numeri precitati vogliono essere un plauso alla cautezza di Biden, necessaria e si, indispensabile, per dirigere una questione così delicata. Grazie alla sua prudenza operativa e alla sua disapprovazione tassativa, infatti, Biden sembra star agendo nel rispetto del principio dell’equilibrio. Lo statista sta, tramite opportune campagne economiche minatorie, facendo valere la presenza o assenza, che dir si voglia, finanziaria degli USA nei confronti della Russia. A complemento di ciò, i propositi del politico di non partecipare direttamente al contenzioso dimostrano la sua facoltà di rimanere moderato.
Gli Stati Uniti d’America risultano così sostanzialmente distanti dal conflitto, ma la loro presenza figura comunque come registrata all’appello e non è da considerarsi ininfluente.
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di Gabriele Nostro
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