Giornata della memoria (@Shutterstock)
Il 27 gennaio rappresenta un giorno storico, la commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Milioni di persone, durante la Seconda Guerra Mondiale, persero la vita nei campi di concentramento nazisti. In questa giornata speciale vogliamo anche ricordare il sacrificio di migliaia di eroi, spesso senza nome, che lottarono per salvare gli ebrei dalla deportazione. Tra questi troviamo il medico Giovanni Borromeo, “scopritore” del morbo o sindrome di K.
Auschwitz Birkenau (@Shutterstock)
Dal 1943 al 1945, come riporta il “Libro della Memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945). Ricerca della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea” in Italia vennero arrestate e deportate nei campi di concentramento almeno 8529 persone. Di questi, solo 837 riuscirono a sopravvivere.
Un numero spaventoso, ma che poteva essere molto più alto. Un po’ di merito lo hanno anche i medici dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma. Ritorniamo al 16 ottobre del 1943, le truppe naziste, supportate dai fascisti, iniziano a rastrellare il ghetto della Capitale, dove è presente una folta comunità ebraica.
Molte persone, per sfuggire all’arresto, si rifugiarono nell’ospedale Fatebenefratelli, poco distante dalla zona pattugliata dai nazisti. Grazie all’aiuto del primario Giovanni Borromeo, e di alcuni combattenti antifascisti, molti ebrei riuscirono a salvarsi. A raccontare la storia ci ha pensato Vittorio Sacerdoti, che nel 2004 lasciò un’intervista alla BBC.
Sacerdoti spiega che il piano adottato da Borromeo e soci era semplice, ma geniale. Tutti i fuggitivi vennero ricoverati all’ospedale con la stessa diagnosi, sindrome o morbo di K. Una malattia altamente contagiosa, che aveva una particolare caratteristica, era finta. La lettera K era per ricordare Kesserling, il generale nazista incaricato di mantenere il controllo dell’Italia occupata, e Herbert Kappler, il tenente colonnello delle SS a capo della Gestapo a Roma che ha guidato la retata.
I soldati tedeschi naturalmente non conoscevano la malattia. Appena arrivarono in ospedale, i medici intimarono ai militari di andarsene, il morbo avrebbe potuto infettare anche loro. Alcuni pazienti finsero di tossire continuamente, spaventando i nazisti, che lasciarono subito l’ospedale.
Il morbo di K ai tedeschi ricordava un’altra malattia, questa reale, la Tubercolosi, chiamata anche Bacillo di Kock. Altamente contagiosa, all’epoca aveva un tasso di mortalità molto più alto rispetto ad oggi.
Grazie a questo stratagemma, almeno 45 persone, forse anche di più, riuscirono a salvarsi dall’arresto. In totale quel giorno i nazisti catturarono e deportarono ad Auschwitz, 1024 ebrei, tra cui 200 bambini. I sopravvissuti furono solo 16, che in seguito raccontarono le disumane condizioni del campo di sterminio. L’ospedale Fatebenefratelli, per diverso tempo, iniziò a proteggere i profughi ebrei, installando nei sotterranei una radio con la quale comunicavano con il Comando Alleato di Brindisi. Alla fine i medici gettarono la radio nel Tevere, per non rischiare che i tedeschi la trovassero.
E tu conoscevi questa storia?
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