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“Elvis”, la recensione: pronti a volare?

Quello su Elvis era uno dei biopic più desiderati dal mondo del cinema ed in effetti all’uscita del primo trailer tanta era la gioia quanti i dubbi che aleggiavano sulla pellicola. Le perplessità erano legate soprattutto al regista, Baz Luhrmann, che nella sua carriera ha regalato momenti iconici e altri del tutto dimenticabili. Vediamo perciò come è andato il lavoro del regista nella recensione di NCS di questa attesissima biografia.

Chi è il vero Elvis

Partiamo col dire che la pellicola da un mero punto di vista tecnico è scintillante, come dovrebbe essere un film su Elvis. I classici momenti “sopra le righe” del regista Baz Luhrmann si sposano alla perfezione col contesto e col personaggio protagonista, il tutto abbellito da una cura nella messa in scena che lascia sbigottiti, specialmente per quanto concerne gli abiti del Re del rock e la fotografia a livello generale. Lo stile inconfondibile del regista è visibile in particolare nella prima parte del film, quella in cui le dissolvenze, le scritte sovrapposte alle immagini e un montaggio molto veloce fanno da padrone.

Non dimentichiamoci anche la successione temporale degli eventi che in questo momento della pellicola risulta diversa dal solito biopic, con svariati flashback e sovrapposizioni temporali. Apprezzabile la scelta di inserire dei momenti quasi documentaristici, che regalano allo spettatore un pezzo di realtà che fa capolino tra le tante luci e costumi dell’opera cinematografica. Menzione speciale per le musiche, varie e che uniscono alla perfezione le canzoni di Elvis con svariati brani musicali extradiegetici sposandosi alla perfezione.

 

Attori e molto di più

Dal punto di vista recitativo il film è su livelli davvero alti. Austin Butler è magnetico come solo il vero Elvis sapeva essere, con un volto e delle movenze che non lo rendono una caricatura del cantante, ma un vero e proprio omaggio. Figura molto importante è anche quella di Tom Hanks, che interpreta il controverso manager di Elvis, quello che potremmo considerare come l’antagonista della storia, un essere mellifluo e viscido che lo spettatore imparerà ad odiare. Il film segue il punto di vista del manager, non a caso la prima parte risulta temporalmente confusa, andandosi a chiarire sempre di più a seconda di quanto il personaggio di Tom Hanks subentri nella vita di Elvis, come solo una sanguisuga sa fare.

 

“Elvis” , tra luci ed ombre

La pellicola risulta divisa in tre momenti: l’esordio del ribelle, la riaffermazione del divo ed infine il tracollo fisico e psicologico di un dio. Tutti e tre i momenti risultano davvero impattanti ma anche diversi gli uni dagli altri. La prima parte è registicamente più ispirata ma forse narrativamente meno incisiva delle altre, non seguendo un tipo di narrazione “classica”, e ad una prima impressione sembra che alcuni momenti chiarificatori siano stati tagliati rendendo frettolosa l’ascesa del Re. La seconda narra una sorta di rinascita e di rivoluzione della propria immagine con collegamenti agli eventi storici del periodo. Ed infine abbiamo l’ultima parte, la più cupa e triste, nella quale vengono narrate le dipendenze e l’abbandono subiti da Elvis stesso. Un film che diventa classico con il passare dei minuti e che con quel “pronto a volare” è già un cult.

 

Un sentito omaggio a Elvis

“Elvis” è una poesia d’amore per uno dei più grandi artisti della storia della musica. Il film non gioca su un facile retorica nostalgica come altre opere del genere (qualcuno ha detto “Bohemian Rapsody”?), anzi si pone l’obiettivo di essere un film più che completo, raccontando un contesto socio-politico in continuo mutamento, com’era l’America dagli anni ’50 agli anni ’70. “Elvis” non è solo musica e urla di donzelle eccitate, è la storia di un uomo sovrastato dalla propria immagine.

Un uomo con delle passioni nascoste ed impensabili. Un uomo rinchiuso in una splendida prigione dorata che lo costringe a diventare un involucro sfarzoso depauperato anche dei suoi veri sogni. Un film che presenta luci ed ombre, con alcuni momenti alquanto romanzati che rendono la narrazione più scorrevole e cinematografica, anche se ad alcuni spettatori possono dar fastidio. Alla fine potremmo dire che questa è un’opera che non può non emozionare e catturare anche coloro che di Elvis non sanno nulla, ma che impareranno ad amarlo.  Sperando che questa recensione vi sia piaciuta vi invitiamo a tener d’occhio Nasce, Cresce, Streamma

Pro

  • Interpretazioni ottime;
  • Fotografia, scenografia e costumi supportano alla perfezione il film;
  • Ritmo narrativo incalzante con qualche momento che rende il film diverso dal “solito” biopic;
  • Ottima costruzione dei personaggi, anche quelli secondari in relazione al protagonista;
  • Interessante presentazione del contesto socio-politico americano e del ruolo di Elvis in tale contesto.

Contro

  • Alcuni elementi narrativi sono troppo romanzati e potrebbero dar fastidio ad una cerchia di appassionati più accaniti;
  • Il montaggio e il ritmo narrativo iniziale lasciano lo spettatore leggermente interdetto, ma una volta entrati nell’atmosfera del film non ricorre più questa sensazione.

 

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Alessandro Marasco

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