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Diabolik – Ginko all’attacco, la recensione: scontro tra menti geniali

Al cinema dal 17 novembre, “Diabolik – Ginko all’attacco” è il sequel della pellicola del 2021 diretta dai Manetti Bros. Nel cast troviamo Giacomo Gianniotti, Valerio Mastrandrea, Miriam Leone e Monica Bellucci.

Dopo il discreto successo al botteghino del primo film (trovate qui la nostra recensione) e la grande fiducia riposta nel progetto da parte di 01 Distribution, i Manetti Bros. ritornano in sala con “Diabolik – Ginko all’attacco”. Oltre ai nuovi personaggi, troviamo un recast. Al posto di Luca Marinelli, che ha dovuto abbandonare il progetto per conflitti di agenda, nei panni del celebre ladro troviamo Giacomo Gianniotti. Ma il cambio di attore ha giovato all’intera pellicola? La risposta è sì. Nonostante l’attore italo-canadese sia stato doppiato per via del suo italiano non impeccabile, Gianniotti funziona decisamente meglio su schermo e offre un Re del terrore molto più credibile. Ma questo secondo capitolo vede però protagonista l’ispettore Ginko, interpretato da un ottimo Valerio Mastrandrea, che nonostante un maggiore minutaggio, mette in evidenza pro e contro dell’intera pellicola.

Ginko all’attacco!

Diabolik (Giacomo Gianniotti) e Eva Kant (Miriam Leone) portano a termine l’ennesimo colpo. Ma questa vittoria nasconde un piano infallibile dell’ispettore Ginko (Valerio Mastrandrea) per poter finalmente catturare il suo acerrimo nemico. Quando la strada dei due amanti si divide, l’ispettore vede una luce in fondo al tunnel per poter portare a termine la sua guerra contro Diabolik. Tra colpi di scena e una battaglia tra menti geniali come quelle del Re del terrore e dell’ispettore Ginko, le sorprese non mancano. Anche per “Diabolik – Ginko all’attacco”, i Manetti Bros. decidono di adattare fedelmente un albo a fumetto del personaggio. Il numero in questione è il sedicesimo intitolato proprio come la loro pellicola.

Come lascia dedurre facilmente il titolo, il secondo capitolo di questa trilogia cinematografica si concentra sulla figura dell’ispettore Ginko. Il minutaggio maggiore per il personaggio interpretato da Valerio Mastrandrea è ben evidente nei 111 minuti di durata della pellicola. Ma se da una parte questo ci porta a vedere un’ottima interpretazione dell’attore e un approfondimento maggiore dell’ispettore, dall’altra mette in evidenza delle pecche differenti tra loro, ma che rendono la pellicola imperfetta.

Un focus “incompleto”

Prima di parlare del vero protagonista di “Diabolik – Ginko all’attacco”, torniamo un attimo indietro. Come evidenziato inizialmente, il ruolo di Diabolik ha subito un recasting. Se Marinelli, nonostante il suo talento, ha offerto una performance complessivamente altalenante, Giacomo Gianniotti si è mostrato all’altezza del ruolo portato su schermo. Meno presente rispetto al film dello scorso anno, Diabolik nelle sue apparizioni è freddo, spietato e geniale. Il merito va non solo alla regia dei Manetti Bros., ma allo stesso attore italo-canadese che è riuscito a calarsi al meglio nella parte. Oltre a Gianniotti, a funzionare ancora una volta come nella pellicola precedente, è Miriam Leone nei panni di Eva Kant. Come per il suo co-protagonista, anche l’attrice ha meno minutaggio rispetto al primo capitolo e nonostante questo, il suo personaggio funziona.

 

 

Adesso arriviamo al vero protagonista della pellicola: l’ispettore Ginko. L’impavido e intelligente poliziotto interpretato da Valerio Mastrandrea rispetto al capitolo precedente, è più di impatto su schermo e offre anche un focus maggiore sul suo background. Per quanto questo elemento funzioni in parte, non riesce mai a brillare al meglio, complici una struttura da film anni ’60/’70 e la presenza di Altea di Vallenberg, interesse amoroso dell’ispettore interpretato da una Monica Bellucci perfetta come presenza scenica, ma che offre una performance molto discutibile dove le sue doti attoriali non impeccabili emergono. La presenza di Altea avrebbe dovuto mostrare un lato di Ginko inedito e creare anche una sorta di tensione, portando a creare un punto debole da far sfruttare a Diabolik.

Una narrazione scorrevole

“Diabolik – Ginko all’attacco” a differenza del capitolo precedente, offre allo spettatore una pellicola più scorrevole. Nonostante questo, tutti gli elementi che contraddistinguono il titolo dello scorso anno ritornano migliorati. Questa volta la pellicola non ha un ritmo lento, che porta anche a degli stacchi netti da una situazione all’altra, ma prosegue in modo scorrevole e intrigante lo scontro tra Diabolik e Ginko. La battaglia mentale tra i due personaggi, permette di far emergere al meglio la loro intelligenza e le azioni vengono messe a specchio, creando una sorta di parallelismo tra i due. Anche se abbiamo un ritmo decisamente più spedito, le atmosfere pulp e noir sono presenti.

Inoltre ad essere meno presente è l’azione. Se nel primo capitolo abbiamo visto inseguimenti e rapine in acqua, “Diabolik – Ginko all’attacco” ci porta un racconto sì surreale, ma allo stesso tempo con i piedi per terra. Questo perché a emergere nel racconto è l’intelligenza e la capacità di risoluzione dei problemi dei due nemici. Raccontando su schermo fedelmente il numero 16 di Diabolik, i Manetti Bros. mostrano ancora una volta il loro amore per l’opera delle sorelle Giussani e ci consegnano un prodotto fedele e rispettoso del materiale originale. I dialoghi e lo stile della pellicola rimandano ai fumetti degli anni ’60 dedicati al personaggio, portando così su schermo una struttura narrativa proveniente dal passato, ma efficace per quello che vuole raccontare.

Tra passato e presente

A spiccare ancora una volta nel lavoro dei Manetti Bros., è la loro regia. Con un taglio rétro, “Diabolik – Ginko all’attacco” ci porta ancora una volta negli anni ’60 e nella cittadina fittizia di Clerville. La cura dei dettagli e delle scenografie è ancora una volta ottima, offrendo così una fedele ricostruzione del periodo. Dalle auto d’epoca, fino ad arrivare agli abiti e alle scenografie, il tutto è stato ricostruito al meglio. La regia dei Manetti Bros. inoltre ci consegna un prodotto con un taglio da cinema di genere e soprattutto fedele alla controparte cartacea. Se questo emerge in primis col tono, il ritmo e la recitazione della pellicola, anche la regia e il montaggio rendono “Diabolik – Ginko all’attacco” un fumetto in movimento.

 

 

A contribuire alla creazione di questo insieme perfetto, ci pensa la colonna sonora. Le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi contribuiscono al meglio ad immergere lo spettatore nelle atmosfere noir e pulp della pellicola. Inoltre, i titoli di testa che ricordano le pellicole di James Bond, come anche l’inizio di questo capitolo rimanda ai prologhi dei film con protagonista l’agente segreto britannico, sono sulle note di “Se mi vuoi” di Diodato, che ha realizzato la canzone appositamente per la pellicola. La traccia musicale realizzata dall’artista, calza alla perfezione con lo stile della pellicola e il testo rimanda in parte al ciclo narrativo di Ginko all’interno del racconto.

 

Considerazioni finali

“Diabolik – Ginko all’attacco” è un sequel che funziona. Migliorando uno dei punti meno apprezzati della pellicola precedente, il nuovo film dei Manetti Bros. funziona al meglio. Giacomo Gianniotti offre un ottimo Diabolik, mentre Miriam Leone e Valerio Mastrandrea su tutti, confermano quanto di buono fatto in precedenza. Il personaggio di Ginko riceve un focus maggiore, dove tutte le caratteristiche del personaggio vengono messe in risalto al meglio. Nonostante questo, una gestione non efficace del personaggio di Altea, combinato all’interpretazione quasi macchiettistica di Monica Bellucci, e un focus sul lato del Ginko uomo non impeccabile, l’approfondimento del vero protagonista di questo secondo capitolo non è perfetto. Invece a continuare a funzionare è tutto il lato tecnico, che combinato all’ottima colonna sonora e alle influenze bondiane che hanno influenzato i Manetti Bros., rende il prodotto un omaggio al fumetto e al cinema anni ’60.

Pro

  • Le interpretazioni del cast principale, compreso il nuovo Diabolik interpretato da Giacomo Gianniotti;
  • La narrazione molto più lineare rispetto al primo capitolo;
  • La ricostruzione delle ambientazioni e l’amore per l’opera originale e il cinema anni ’60 dei Manetti Bros.;
  • La colonna sonora della pellicola e la regia.

Contro

  • L’interpretazione di Monica Bellucci;
  • La gestione del focus sul personaggio dell’ispettore Ginko.

 

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Ecco a voi alcune delle nostre ultime recensioni:

Gabriele Di Nuovo

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