di Enrico Tiberio Romano
Per la prima volta, un primate clonato in laboratorio è riuscito a sopravvivere per oltre due anni dopo che all’embrione è stata fornita una placenta sana. Scopri gli entusiasmanti risultati dello studio condotto in Cina che apre le porte ad una serie di ricerche rivoluzionarie.
La scimmia clonata in laboratorio
Si chiama ReTro ed è un esemplare di Macaco Rhesus nato e vissuto totalmente sano per oltre due anni. La sua storia è la migliore testimonianza di clonazione dei primati mai ottenuta e grazie a quest’esempio si potranno studiare i meccanismi alla base dell’infertilità e di molte malattie che colpiscono gli esseri umani. Sviluppare tecniche più efficaci di clonazione infatti, fornisce la possibilità di ottenere riserve di cellule staminali per ottenere organi in miniatura (organoidi) da studiare.
La ricerca è stata condotta dall’Accademia Cinese delle Scienze e pubblicata sulla rivista Nature. I ricercatori si sono serviti di un nuovo metodo che consiste nel perfezionare la tecnica del trasferimento nucleare che nel 1997 aveva portato all’annuncio della nascita della celebre pecora Dolly. Fino ad oggi in questo modo si era riusciti a clonare diversi mammiferi, ma i primati hanno sempre presentato il problema dello sviluppo della placenta. Nel caso di ReTro però anche questo passaggio è riuscito perfettamente.
All’ANSA il biologo dello sviluppo Carlo Alberto Redi ha definito questa una “tappa fondamentale” ed ha risposto alle critiche di stampo etico. “Nessuno sulla Terra può ragionevolmente pensare di utilizzare questa tecnica ai fini della clonazione umana“, ha detto Redi. La tecnica invece “è importante perché permette di avere ricadute benefiche nell’uomo e per questo è anche eticamente rilevante”.
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