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Buco nero creato in laboratorio, confermata la teoria di Stephen Hawking

Pianeti, galassie, nebulose, materia oscura. La scienza, quella astronomicada non confondere con l’astrologia-, è sempre molto affascinante, nel suo tentativo di scoprire i segreti dello spazio. Dopo il ritorno della Cristoforetti sulla Stazione Spaziale Internazionale, le grandi menti del Technion-Israel Institute hanno pochi giorni fa portato a compimento una grande impresa: creare un buco nero in laboratorio.

La radiazione di Hawking

Il celebre fisico britannico teorizzò il fenomeno della radiazione di Hawking nel 1974. Lo studio approfondiva i buchi neri, non considerandoli come pozzi di oscurità, ma come corpi celesti in grado di mettere una radiazione termica, un bagliore. Il buco nero è noto per possedere una notevole forza gravitazionale, in grado di trattenere persino la luce; la loro notorietà nella comunità scientifica si è sempre soffermata su questa capacità. Tuttavia Hawking ipotizzò che anche questi corpi celesti fossero in grado di produrre luce. Il motivo è la possibile presenza di un corpo nero, come una stella, all’interno del buco nero. Non è però mai stato possibile osservare da vicino questi fenomeni, e la teoria non ha trovato riscontro.

Che ci sia una possibilità?

Buco Nero (@Shutterstock)

Il buco nero creato in laboratorio

Dal Technio-Israel Institute of Technology arriva uno studio, riportato sul Nature Physics. Gli studiosi del centro sono riusciti a creare un minuscolo buco nero, con poche migliaia di atomi. Il microscopico corpo celeste è nato dopo più di 97.000 tentativi, ma ha permesso di arrivare ad una svolta nello studio di Hawking: il buco nero è una stella, e nonostante inghiotta la luce, è in grado di produrne come le stelle normali.

 “Hawking suggeriva che i buchi neri sono proprio come le stelle normali, che irradiano un certo tipo di radiazione tutto il tempo, costantemente. Questo è quello che volevamo confermare nel nostro studio, e lo abbiamo fatto”.

Anche Einstein ci viene in aiuto

Alla base di questa capacità vi sono le particelle virtuali emesse dal buco nero all’orizzonte degli eventi, il punto in cui la luce vi “cade” dentro. Questi studi interessano le ricerche di Einstein sulla relatività: se un corpo celeste disperde parte di energia nell’universo, perde una piccolissima parte della propria massa. Probabilmente, in un tempo che è all’incirca la metà degli anni dell’universo, un buco nero potrebbe perdere talmente tanta massa da evaporare.

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Lorenzo Scorsoni

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