di Alessio Caruso
Qatar 2022 dista ancora molti mesi e arrivano già le prime polemiche e denunce. Fa scalpore il report di 73 pagine di Amnesty “They think we’re machines” ( “pensano che siamo macchine” in italiano), dove l’ONG denuncia le condizioni dei lavoratori
Il report di Amnesty
Tre anni, circa 1095 giorni dove i lavoratori avrebbero dovuto lavorare sempre, senza poter godere di ferie, per 12 ore al giorno. Pena dell’eventuale assenza? Pesanti tagli salariali. Alcuni descrivono il primo anno di lavoro come “la sopravvivenza del più forte”.

Lavoratori in cantiere (@Shutterstock)
L’appello dell’ONG
Duro, chiaro e deciso l’uso delle parole dell’ONG verso la FIFA che si può trovare sul blog:
“La FIFA ha la chiara responsabilità di agire quando i lavoratori dei progetti connessi allo svolgimento della Coppa del Mondo sono a rischio di sfruttamento sul lavoro e deve usare la sua influenza per sollecitare il Qatar a proteggere adeguatamente tutti i lavoratori migranti. Sebbene siano stati compiuti progressi sui diritti dei lavoratori, gli abusi in corso mostrano che Qatar e FIFA devono fare molto di più affinché la Coppa del Mondo lasci un’eredità positiva.”
A sette mesi dall’inizio del Mondiale la domanda che si pongono i sindacati è solo una: L’appello di Amnesty può rappresentare un punto di svolta per i lavoratori qatarioti o, purtroppo per essi, rimarrà l’ennesima aspra critica non ascoltata da chi comanda?
Per ora la FIFA, ancora una volta, tace. Si sa, il dio denaro ha un peso specifico troppo importante ormai, anche e soprattutto nel calcio…
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di Alessio Caruso
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