di Redazione Network NCI
S.B., un detenuto del carcere di Ivrea (TO) ha ricevuto il Reddito di cittadinanza nonostante la sua permanenza in carcere. Il giudice però lo assolve: la colpa non è sua, ma del Caf.
La richiesta del Reddito di cittadinanza
Durante un permesso premio, il detenuto S.B. era rientrato temporaneamente a Cairo Montenotte (SV), dove risiedeva. In quel periodo, si era rivolto ad un Caf per fare richiesta del Reddito di cittadinanza insieme alla compagna, che lavora come badante e percepisce uno stipendio di circa 900 euro mensili.
La normativa in vigore, però, escludeva esplicitamente l’accesso al Reddito di cittadinanza per le persone in stato di detenzione; ma, al momento della richiesta, S.B. specificò comunque di essere in carcere al momento della richiesta. Sebbene la pratica avrebbe dovuto essere immediatamente bloccata al momento della richiesta, il Caf aveva accolto e inoltrato la domanda, nonostante la presenza del documento rilasciato dall’istituto penitenziario, in sostituzione della carta d’identità.
Il processo e l’assoluzione
S.B. ha quindi percepito il reddito di cittadinanza per alcuni mesi, per un totale complessivo di poco meno di 4mila euro. Solo successivamente, dopo controlli incrociati effettuati da Inps e Guardia di Finanza, è emerso che l’uomo non possedesse i requisiti per recepire l’agevolazione. A quel punto, a S.B. è stato sospeso l’assegno che recepiva mensilmente e gli venne inoltre richiesta la restituzione delle somme percepite, oltre alla notifica dell’apertura di un procedimento penale a suo carico.
Nel corso del processo, S.B. ha giustificato la sua richiesta del Reddito di cittadinanza, nonostante la sua condizione di detenuto:
“Molti altri nella mia stessa situazione l’avevano fatta e così ho provato a presentarla anche io.“
Il giudice, a seguito del processo, non ha ritenuto l’uomo colpevole dell’indebita appropriazione del Reddito, poiché S.B. non aveva omesso alcun’informazione al momento della richiesta. A sbagliare sarebbe stato il Caf, poiché ha accettato e inoltrato la richiesta, anziché rifiutare immediatamente il procedimento.
Scritto da: Gaia Cobelli
Fonti: La Stampa, Il Giornale d’Italia
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