di Matteo Cividini
Nel carcere Ernesto Mari di Trieste le condizioni rese difficili da caldo e sovraffollamento hanno portato a una rivolta nella giornata dell’11 luglio. I detenuti hanno anche incendiato lenzuola e arredi, costringendo le forze dell’ordine ad intervenire con il lancio di lacrimogeni, come riporta TgCom 24.
Condizioni difficili per i detenuti, rivolta nel carcere di Trieste
Il carcere di Trieste potrebbe ospitare un massimo di 150 persone, attualmente però i detenuti sono 260. Questa condizione di sovraffollamento e le alte temperature registrate negli ultimi giorni hanno portato un centinaio di detenuti a dare il via ad una rivolta. Alcuni di loro si sarebbero asserragliati, costringendo le forze dell’ordine a lanciare dei gas lacrimogeni per tenere sotto controllo la situazione. Lenzuola e arredi sono stati incendiati. Alcuni poliziotti, il responsabile Enrico Miscia e la garante per i detenuti Elisabetta Burla, hanno tentato di trovare un accordo con chi aveva avviato la rivolta, non riuscendoci. La situazione si è risolta solo dopo diverse ore.
Nel corso dei mesi sono state segnalate diverse volte delle situazioni complicate all’interno del carcere triestino. “Una rivolta al giorno, nel più assoluto abbandono da parte dello Stato. Detenuti e poliziotti accomunati dalla stessa sorte. Non è più possibile continuare in questo modo, il ministro e governo si prendano le responsabilità di trovare soluzioni” ha dichiarato Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato della polizia penitenziaria. Solo pochi giorni fa un episodio simile era avvenuto nel carcere si Viterbo. Alcuni dei detenuti avevano dato il via ad una rivolta in seguito al ritrovamento del corpo di un detenuto, morto all’interno della sua cella.
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