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Top 6 NCR: le ambientazioni videoludiche post-apocalittiche!

Quante volte vi siete persi nello splendore di una città dilaniata dalle crisi post-apocalittiche? Quante volte avete percorso boschi alterati e invasi da animali mutaforma?

Lo splendore e il fascino delle ambientazioni post-apocalittiche regalano momenti a dir poco sorprendenti e mozzafiato. Qualcosa di davvero unico e particolare.

Ecco qui la nostra top 6 delle migliori ambientazioni videoludiche post-apocalittiche.

1. Fallout: un futuro sepolto sotto le ceneri del passato

E chi siamo noi per non aggiungere subito quello che rappresenta il capostipite, il punto di riferimento dei videogiochi post-apocalittici?

L’universo videoludico di Fallout ci trasporta direttamente in un mondo futuro devastato da una guerra nucleare e rimasto letteralmente avvolto nel passato. Il risultato è qualcosa di superlativo: una mescolanza di desolazione radioattiva disturbante e affascinante, che però non abbandona una cultura stilistica retro-americana degli anni ’50.

Il mondo post-apocalittico di Fallout è cinico, crudele ma anche profondamente umano. Le persone si aggrappano agli ultimi bricioli di salvezza, rifugiandosi all’interno di bunker sotterranei (Vault) nella speranza di un ritorno alla normalità.

Ciò che però rende questa saga unica nel suo genere è il tono tendenzialmente grottesco e satirico, accompagnato da una musica swing americana, come una sorta di abbraccio consolatorio alla devastazione che ci circonda.

Il continuo contrasto esistente tra l’ottimismo artificiale del passato e l’orrore del presente rende Fallout, senza alcun dubbio, una riflessione sul futuro dell’intera umanità, oltrepassando i meri vincoli della realtà.

2. Dark Souls: un’atmosfera decadente e affascinante

Il mondo che ci circonda nell’intera saga di Dark Souls è distrutto, consumato da un lento affievolirsi che si ripete senza fine. Non c’è un’esplosione nucleare, una malattia infettiva. C’è solo polvere e dolore, niente più. L’apocalisse non è più un evento ma una condizione esistenziale dell’uomo e degli esseri rimasti.

I regni altro non sono che echi di glorie passate, dove gli dei altro non sono che ombre. Qualsiasi cosa è decadente, un abisso infinito. Il tutto è sospeso senza tempo sul baratro dell’oblio.

L’apocalisse di Dark Souls è ciclica, inevitabile ma soprattutto filosofica.

Il mondo post-apocalittico di Dark Souls non è così vuoto, ma è pullulante di ricordi che gridano per essere liberati: libri polverosi, nemici pazzi, città distrutte e abissi interminabili.

Tutto è solo un ricordo sbiadito e lontano.

Starà a noi la fatidica scelta: scegliere se riportare la luce dove l’oscurità ha dilaniato tutto o affievolire per sempre la fiamma e lasciare che l’oblio divori tutto.

3. The Last of Us: un mondo avvolto dal marciume

Lo scenario post-apocalittico di The Last of Us è senza ombra di dubbio qualcosa di ineccepibilmente meraviglioso. Si tratta di un mondo silenzioso, marcito lentamente a causa di un’epidemia che è riuscita a trasformare milioni di persone in creature aggressive e incontrollabili.

La civiltà è crollata, le città sono distrutte e la coscienza è caduta nell’oblio più profondo. Qua lo scenario riesce a evocare in maniera superlativa il passato, nel quale però ha preso il sopravvento la natura.

Ignara della sofferenza che sta affliggendo l’intera umanità, la natura ha ripreso la sua forza originaria e divina, invadendo il mondo intero: i cervi sono liberi nelle città così come le stesse giraffe che camminano tra le macerie di un passato che ormai non ci appartiene più.

La particolarità di The Last of Us risiede proprio nel dimostrare come la fine del mondo sia non solo un evento che ci colpisce esternamente ma qualcosa che ci scombussola nelle viscere. Si riparte da una rottura intera come la perdita della famiglia, dell’amore e dei sentimenti più puri e innocenti, per poi riscoprirli col tempo.

Perché sì, il mondo è giunto al capolinea ma le persone resistono, lottano e amano.

4. Death Stranding: la storia di colui che voleva salvare l’America

Uscito nel 2019 col primo capitolo e il 26 giugno 2025 con Death Stranding 2: On the Beach, la saga di Hideo Kojima incarna a pieno la visione immaginaria di un mondo post-apocalittico.

In Death Stranding, l’apocalisse non è fatta da una guerra, dalle fiamme, da una pandemia, ma è solitudine, assenza, un vuoto incolmabile.

Non esiste più quel sottile confine tra vita e morte ma i due quasi coincidono. Non esistono più legami tra le persone, le quali non si vedono più, sono isolate.

L’America stessa non esiste più, è solo un ricordo lontano. Ne resta solo il fantasma morfologico: montagne deserte, fiumi travolgenti, infinite distese disseminate di pietre e solitudine. Un mondo dove la morte ha preso le proprie sembianze e l’esistenza altro non è che misurabile in passi compiuti, scelte fatte e fili invisibili che ci legano l’uno all’altro.

Noi vestiremo i panni di Sam Bridges che altro non è che un corriere che cerca di ricollegare ciò che si è scollegato.

Qui l’apocalisse è l’isolamento e la salvezza ne è il legame.

5. Metro Exodus: un mondo rovinato

Ambientato in una Russia post-apocalittica distrutta dalla guerra nucleare, Metro Exodus non si limita a meri tunnel sotterranei bui e tetri. Dopo molti anni trascorsi nascosta, l’umanità è tornata allo scoperto, sotto un cielo che non è più lo stesso di prima.

Ogni regione che attraversiamo altro non è che una cicatrice di una civiltà perduta, di un mondo post-apocalittico che lotta per rinascere ma che forse avrebbe preferito morire per sempre.

Le radiazioni hanno inevitabilmente mutato l’intera natura, a partire dagli stessi animali e dalle creature deformi che popolano l’intero mondo.

Ogni area del gioco è un piccolo microcosmo pericoloso ma profondamente umano e avvolto dal dolore. Tra le rovine che calpestiamo e ammiriamo, i ricordi e gli stessi sogni sono ancora vivi. Ogni rovina ha una storia da raccontare, un messaggio da abbracciare.

L’apocalisse in Metro Exodus è il passato e il presente in unico corpo. Non c’è una salvezza certa ma la consapevolezza di creare un futuro nelle ceneri dei ricordi.

6. Dying Light: la paura come sentimento centrale

Nel mondo di Dying Light l’apocalisse è in corso. Non è un atto ancora del tutto compiuto ma che sta per compiersi definitivamente. Non ci sono più governi, né leggi. L’unico mantra che ci resta è sopravvivere.

La luce del sole ci conforta e ci aiuta nella nostra ricerca di una salvezza perduta. La notte, invece, è la nostra nemica principale, durante la quale gli zombie diventano predatori inarrestabili.

L’ambientazione di Dying Light è un corpo pulsante, vivo e che ci osserva e forse in parte ci giudica pure. Le strade sono invase da detriti, da auto in fiamme o bruciate, i palazzi sono squarciati.

Il virus scorre tra le persone che lentamente si trasformano in mostri non-morti.

L’aria che si respira è disperata, priva di ogni speranza. Non si combatte una vera lotta ma si cerca solo la sopravvivenza con l’obiettivo di resistere almeno un giorno in più.

E come in ogni scenario post-apocalittico, altro non resta che si riaccenda la speranza in un mondo distrutto, dove ogni errore è una pena mortale.

Voi cosa ne pensate? Ci sono altre ambientazioni post-apocalittiche che vi hanno colpito? Fateci sapere la vostra nei commenti e rimanete sempre aggiornati sul nostro sito.

Alessandra Santoni

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