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Shakhtar in campo con i nomi delle città ucraine distrutte dalla guerra

Dopo tanta attesa, tanta paura e un espatrio obbligatorio, lo Shakhtar Donetsk è tornato in campo, seppur all’estero. La formazione ucraina, impossibilitata a giocare ed allenarsi in patria, ha disputato la sua prima amichevole dallo scoppio della guerra e dall’invasione della Russia. Un ritorno, celebrato in modo molto particolare.

Shakhtar, le città distrutte come nomi sulle maglie

La formazione allenata dall’ex Sassuolo Roberto De Zerbi si è spostata dall’Ucraina alla Turchia, ricominciando gli allenamenti ad Istanbul. Il ritorno all’attività calcistica è però iniziato con la prima amichevole nel giro di due mesi, disputata in Grecia. Qui, lo Shakhtar è uscito sconfitto per 1-0 dalla sfida di Atene contro l’Olympiacos, ma il risultato è l’ultima cosa che conta di questo solo apparente ritorno alla normalità.

Ciò che ha davvero stupito è stata la scelta dello Shakhtar di mettere, come nomi sulle maglie, quelli delle città distrutte dalla guerra. Così, sulla numero 10 è comparsa Kherson, sulla 19 Mariupol, sulla 15 Irpin e così via. Nomi che hanno suscitato tanta emozione tanto in campo quanto sugli spalti, dove ci sono state bandiere dell’Ucraina, cori in favore del Paese devastato dall’invasione russa e 176 pupazzetti, numero non casuale ma legato ai bambini morti a causa del conflitto. Qui potete trovare alcune immagini, riprese da Sky Sport.

In campo, invece, è arrivata la sconfitta di misura per 1-0 della formazione ucraina, che si è arresa solo al gol di Tiquinho. Dopo la sfida di Atene, lo Shakhtar ha comunque in programma altri match. Volerà il 14 in Polonia per sfidare il Lechia Gdansk, mentre il 19 tornerà ad Istanbul per affrontare il Fenerbahce. Ultima amichevole al momento prevista è quella di Spalato contro l’Hajduk del 1 maggio, ma in attesa di capire come evolverà la situazione in Ucraina, e non solo dal punto di vista sportivo, potrebbero arrivare altri appuntamenti per lo Shakhtar. Il tutto in attesa che la guerra termini e si torni a vivere; poi, solo allora, si potrà ricominciare davvero a giocare a calcio.

Ucraina (@Shutterstock)

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di Piergiuseppe Pinto

Piergiuseppe Pinto

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