Serie A (@Shutterstock)
Negli ultimi giorni è emersa una notizia che ha indispettito le società medio-piccole del nostro calcio. I vertici di Inter, Juventus e Milan si sarebbero riuniti con il presidente della FIGC Gabriele Gravina al fine di preparare una proposta congiunta per fondare una nuova Serie A a 18 squadre.
Inevitabilmente per modificare qualsiasi cosa dell’assetto del campionato serve il consenso della maggioranza della Lega Serie A. L’assemblea che si è tenuta oggi ha respinto l’idea, premendo con forza sulla necessità di una Serie A a 20 squadre. Le uniche quattro società a favore sono state Juventus, Inter, Milan e Roma, con la forte opposizione delle altre parti chiamate in causa.
Il presidente del Torino Urbano Cairo, in particolare, si è esposto attaccando le società che hanno ideato la riforma, poi naufragata:
“Non c’è spaccatura tra noi e loro (Inter, Milan e Juventus, ndr): hanno avuto un atteggiamento sbagliato, come ritiene anche il resto dell’assemblea”.
L’imprenditore sportivo e della comunicazione ha poi voluto rincarare la dose:
“In assemblea il clima è stato cordiale e senza toni alti, ma quella che hanno voluto fare (Inter, Milan e Juventus, ndr) è sembrata una Superleghina”.
Insomma, cordialità nei toni, ma al contempo la sensazione di essere stati messi da parte. Le altre società della Lega Serie A hanno visto in malo modo l’incontro avvenuto la settimana scorsa fra le tre “big” e Gravina, che sembrava avesse appoggiato l’idea del campionato a 18 squadre.
Senz’altro ridurre il numero di squadre partecipanti alla Serie A aumenterebbe la qualità media delle partite. Purtroppo alcune società non sono al livello adeguato per competere con le altre, rivelandosi “di troppo”. Ciononostante bisogna ammettere che spesso le “piccole” del nostro campionato sorprendono, come Genoa e Frosinone quest’anno oppure il Monza la scorsa stagione, e la riduzione delle squadre da 20 a 18 limiterebbe lo spazio loro riservato.
Inoltre, stando ai numeri di questa stagione, considerare le zone basse della nostra classifica come inferiori a quelle di altri campionati è eccessivo. Tenuto conto del rapporto con il livello delle squadre di medio-alta classifica, attualmente il confine fra salvezza e retrocessione in Premier League è fermo a quota 20 punti, mentre in Serie A a 19. Se si guarda a LaLiga, addirittura si nota come sotto al Celta Vigo (17esimo a 20 punti) si trovino Cadice (17 punti), Granada (13 punti) e l’Almeria, che ha racimolato meno della metà dei punti della “nostra” ultima della classe, ovvero la Salernitana (6 punti a 13). Insomma, la nostra zona retrocessione non è così distante per rendimento da quelle degli altri campionati a 20 squadre.
Limitare il numero di società a 18 sarebbe, quindi, un’ammissione di inferiorità rispetto agli altri grandi campionati, quando i dati invece dimostrano il contrario. E la Serie A oggi ha bisogno di tutt’altro rispetto all’autoflagellazione.
D’altro canto, occorre dire come in passato la Serie A fosse a 18 squadre (per esempio negli anni ’90, periodo considerato l’apice del calcio italiano), e che Bundesliga e Ligue 1 siano attualmente campionati a 18 squadre.
Fonte: Gazzetta dello Sport
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