Attualità

Scienza: la Musica può essere usata come antidolorifico

Nel 1967 i Pink Floyd, nel loro brano Take Up thy Stethoscope and Walk cantavano una frase molto toccante:  La musica sembra alleviare il doloresembra motivare il cervello”Quella che sembrava solo un’impressione, una bellissima citazione, dopo 55 anni però è diventata molto più vera di quanto potesse sembrare inizialmente.

Il cervello e il corpo umano, si sa, sono sistemi complessi e interconnessi tra loro. Nonostante il sapere scientifico sia molto avanzato e continui ad aumentare in maniera costante e veloce, ci sono molti aspetti del nostro corpo che ancora ignoriamo. Molto spesso, poi, anche elementi esterni entrano in relazione con i nostri processi fisici e mentali, coadiuvandoli oppure ostacolandoli. Per esempio, secondo uno studio pubblicato su Science, i suoni e la musica, come “predetto” dai Pink Floyd, potrebbero giocare un ruolo importante nel combattere il dolore.

L’effetto dei suoni e della musica sul nostro cervello

Lo studio è stato condotto in Cina, dall’Istituto Nazionale di Ricerca Dentale e Craniofacciale e dall’ Università di Scienza e Tecnologia a Hefei. Durante lo studio sono stati effettuati una serie di esperimenti. I risultati hanno indicato che, agendo attraverso dei circuiti neuronali, i suoni e la musica possono essere degli efficaci antidolorifici. Questo fenomeno è stato possibile osservarlo sui topi, protagonisti dei vari test condotti.

 

Cervello (@Shutterstock)

 

In realtà, la musicoterapia non è un fenomeno nuovo. Sono molti anni che alcuni tipi di suoni o musica vengono utilizzati come aiuto al trattamento del dolore dopo interventi chirurgici. Ma ancora non sono chiare le dinamiche del perché ciò avvenga.

Lo studio nello specifico

Questo nuovo studio potrebbe aver iniziato a chiarire i dubbi legati alla musicoterapia. Infatti, gli esperimenti condotti potrebbero aver messo in luce il fattore chiave del processo, ossia l’attivazione dei circuiti neuronali. Più specificatamente, gli scienziati hanno osservato che l’intensità del suono rappresenta il nodo cruciale per l’attivazione dei suddetti circuiti.

Infatti, gli studiosi hanno sottoposto tre tipi differenti di suoni ai topi, a cui avevano indotto un dolore alla zampa. Tramite complessi e avanzati sistemi hanno registrato in tempo reale l’attività neurale dei roditori. L’esito finale è stato chiaro: se riprodotti a bassa intensità, tutti e tre i tipi di suoni sono efficaci nel ridurre il dolore.

Ovviamente non siamo ancora arrivati ad un vero e proprio punto di svolta. I circuiti umani sono molto più complessi rispetto a quelli delle cavie da laboratorio. Ma questa nuova scoperta rappresenta un ottimo passo in avanti nello studio degli effetti che i suoni e la musica hanno sul nostro corpo.

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Alessandro Lucchini

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