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Russia, Google ferma le attività e dichiara fallimento

La divisione russa di Google dichiara fallimento dopo il blocco del conto da parte del governo. Il colosso aveva già ridotto la maggior parte delle operazioni commerciali, adesso resteranno attivi soltanto i servizi gratuiti come la ricerca, YouTube, Gmail, Maps, Android e Play.

Google, stop alle attività in Russia

Google sarà costretto a chiudere la divisione che opera in Russia. Infatti, a seguito delle misure adottate dal governo russo, che ha bloccato il conto del colosso, la gestione è diventata insostenibile. L’annuncio è arrivato, nella giornata di mercoledì, proprio da un portavoce di Google. “Il sequestro da parte delle autorità russe del nostro conto corrente rende insostenibile continuare a tenere in piedi il nostro ufficio, dare lavoro e continuare a pagare i nostri dipendenti, i nostri fornitori e i nostri venditori e onorare i nostri obblighi finanziari”.

La divisione russa di Google, secondo quanto riporta Reuters, aveva già sospeso la maggior parte delle sue operazioni commerciali all’interno del Paese sovietico. Tutto questo, dopo che le autorità russe avevano puntato il dito contro YouTube, società che appartiene a Google, accusandolo di diffondere fake news e alimentare proteste all’interno del Paese. Google ha comunque tenuto a precisare che, nonostante il fallimento, continuerà a fornire i servizi gratuiti come la ricerca, YouTube, Gmail, Maps, Android e Play.

Le sanzioni del governo

La decisione presa da Google arriva dopo una serie di provvedimenti delle autorità russe, diretti a sanzionare economicamente la divisione russa. A dicembre, infatti, arrivò una multa da 7,2 miliardi di rubli (circa 98 milioni di dollari), per non aver rimosso dei contenuti ritenuti illegali da YouTube. Il mese scorso, invece, le autorità hanno provveduto a sequestrare 1 miliardo di rubli (circa 15 milioni di dollari) dal conto di Google Russia dopo che quest’ultimo si era rifiutato di ripristinare l’accesso al canale YouTube di Tsargrad TV. L’ultima in ordine cronologico è invece quella per non aver rimosso i video sulla guerra in Ucraina.

Una serie di sanzioni a cui il governo russo ci ha sempre abituati nel corso del proprio operato. Mosca, infatti, segue da anni una politica di censure e orientamenti “forzati” dell’opinione pubblica non proprio in linea con i canoni del mondo moderno. Dall’altro lato Google, insieme ad altre aziende, ha adottato una serie di misure che hanno contribuito ad isolare la Russia dal mondo durante il conflitto in Ucraina.

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Antonio Stiuso

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