Dopo quasi un quarto di secolo passato a cercarla, forse i ricercatori hanno ritrovato la celebre nave appartenente a James Cook. Tuttavia, c’è chi non approva e rimprovera gli australiani per “l’annuncio prematuro”. Nasce la disputa fra il museo marittimo Australiano e la compagnia Americana a capo del progetto.
Nella storia esistono ben due Cook che hanno fatto la storia dell’esplorazione marittima. Il primo è James Cook, di nazionalità britannica, il celebre esploratore che nel 1770 scoprì quella che successivamente fu chiamata Australia a bordo della sua Endeavour. Il secondo, invece, è Frederick Cook, quest’ultimo famoso per essere stato il primo uomo, Americano, ad arrivare al Polo Nord a inizio ‘900.
Sia Stati Uniti che Australia, quindi, hanno tutte le ragioni per essere così legati ad un unico nome, anche per se per ragioni distinte.
Al centro dello scontro tra i ricercatori americani e i corrispondenti australiani vi sono le dichiarazioni di questi ultimi, “premature” a detta dei primi. I ricercatori del Rhode Island Marine Archeology Project hanno affermato che, in realtà, sulla scoperta è necessario porre ancora degli accertamenti, seguendo un “adeguato processo scientifico”. La direttrice del progetto D.K. Abbass ha poi accusato gli australiani di aver violato il contratto con dichiarazioni premature solo per la loro politica.
L’annuncio da parte del direttore dell’Australian National Maritime Museum è stato il seguente: “Dal 1999 indaghiamo su diversi relitti del 18esimo secolo in un’area di due miglia quadrate (circa 4 km quadri) in cui crediamo che l’Endeavour sia affondata. Sulla base dei documenti d’archivio e delle testimonianze archeologiche sono convinto che sia l’Endeavour”.
Effettivamente, dalla storia sappiamo che l’Endeavour sia stata affondata proprio in quella zona nel periodo della guerra di Indipendenza americana. Per questa ragione, come dichiarano gli stessi australiani, “tutto coincide“. Tuttavia, è giusto continuare ad indagare e accertare una scoperta prima di renderla pubblica.
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di Gianmichele Trotta
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