Ucraina (@Shutterstock)
Per alcuni è emozione, per altri calcoli matematici, il calcio però è anche storia, nel bene o nel male; lo sanno bene gli ucraini, entrati nella storia per essersi opposti al potere nazista.
La propaganda nazista stava compiendo il suo corso in tutti gli ambiti: politici, economici e addirittura sportivi. Secondo Hitler, la conquista di Kiev è una cosa fattibile, senza un elevato livello di difficoltà; è qui che l’orgoglio ucraino (che abbiamo avuto modo di riscoprire nelle ultime settimane) ha la meglio sul raziocinio. Dei cittadini normali, malnutriti, certamente non degli atleti, sfidarono la migliore squadra che la Germania potesse avere in quel periodo, mettendoci tutto, anche la vita.
Sì, perché quei ragazzi ricevettero la visita di un emissario tedesco che, quasi imbarazzato, chiese di non vincere, per evitare terribili conseguenze per se stesso e per chi stava ascoltando quella richiesta alquanto bizzarra. “E se vale la pena correre il rischio, allora mi ci gioco anche l’ultimo pezzo di cuore”, scriveva cosi Che Guevara e forse nessuna frase spiega meglio il concetto, dato che il fischio finale di quella partita coincise con la fine della carriera e della vita di quelle persone che, come Kiev, resistettero ai tedeschi, vincendo per 5-3.
Bandiera dell’Ucraina (@Shutter Stock)
Atleti per caso, panettieri per necessita. La squadra che riuscì a battere i tedeschi era tutt’altro che un top club, anzi, giocavano con divise usate e logore, e nessuno dei componenti della squadra era un calciatore, ma dei semplici panettieri. Panettieri che seppero imporsi in un torneo organizzato dai nazisti, formato da 6 squadre: due tedesche, una romena, una ungherese e due ucraine.
C’è chi dice che questa partita, come tutto il torneo, non sia mai esistita, anche se lo stadio esiste ancora e porta il nome di quella squadra, formata da atleti della Dinamo Kiev e Lokomotiv Kiev: Football Club Start. La partita compie nel 2022 ben 80 anni, diventando fonte di ispirazione per alcuni film, come Fuga per la vittoria.
Di Alessio Caruso
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