Spalletti (@Shutterstock)
Un sogno è sfumato. Il Napoli esce dalla Champions League nell’anno del suo miglior piazzamento, i quarti di finale. Non è bastato, quindi, l’entusiasmo di una squadra che ha trascinato anche la città e viceversa; anzi, forse proprio l’ambiente non ha saputo gestire momenti così speciali e in certe situazioni anche delicati, finendo quasi per non goderseli.
Partiamo da un presupposto: i pensieri o le azioni di alcuni non possono ricadere su tutti, ma Napoli si è dimostrata non all’altezza di questi palcoscenici. I partenopei pagano il calo recente delle prestazioni, ma non solo. Per prime sono arrivate le esultanze dopo il sorteggio, come a pensare che con il Milan, già dietro in campionato, la semifinale fosse cosa fatta. Che errore!
Tirare fuori la questione del “DNA” sembra un po’ presuntuoso, e più che in campo la si vede al di fuori. I fuochi d’artificio sparati nella notte davanti all’hotel dove alloggiava il Milan o le bare rossonere -di pessimo gusto- esposte dai tifosi napoletani, vanno oltre quell’idea di “folklore” che da sempre accompagna la città.
E alla fine, ne avevamo già parlato. Non può essere un anno da vincenti a cambiarne tanti altri da eterni imperfetti. Senza nulla togliere a nessuno, sia chiaro. Il Milan, però, che sa navigare in queste acque, anche in una delle sue annate “storte” riesce nel doppio confronto a riportare un po’ di umiltà a quella che forse è la miglior squadra partenopea di sempre.
Non è questione di qualità, con ogni probabilità questo Napoli è più forte dei rossoneri e il campionato lo sta dimostrando, ma in Europa non puoi permetterti certe leggerezze. La piazza, che tanto ha aiutato la squadra in questa stagione, forse nel momento più cruciale non è stata all’altezza. E il discorso vale anche per i giocatori.
E dire che Napoli, quanto a scaramanzia, ha fatto scuola. Ma quest’anno anche questa prerogativa sembra essere saltata, la magia e la prorompenza degli uomini di Spalletti sembra aver annebbiato tutti quanti. Il Diavolo li ha riportati a terra, non all’inferno, perché anche senza Champions questa stagione, a Napoli, la ricorderanno per anni.
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