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Moriero: “Il calcio italiano ora raccoglie ciò che ha seminato”

Tutto il mondo del calcio italiano è ancora scosso dall’eliminazione dell’Italia dai prossimi Mondiali, che si terranno in Qatar il prossimo Novembre. Un’eliminazione che fa male e sta portando a delle riflessioni su tutto il movimento del calcio italiano. Vediamo cosa ne pensa a riguardo, Checco Moriero, ex giocatore della Nazionale.

Checco Moriero e la sua esperienza con la Nazionale

Moriero era un centrocampista veloce, molto abile nel dribbling. La sua prima esperienza con la nazionale è stata con l’Under 21 nel 1990, contro la Grecia. Successivamente fu convocato da Cesare Maldini nella nazionale maggiore, con la quale esordì il 28 Gennaio 1998 contro la Slovacchia, partita che l’Italia vinse per 3 a 0. Inoltre, ebbe anche l’onore di partecipare ai Mondiali del 1998, in Francia, mondiale vinto dai francesi. L’Italia fu eliminata nei quarti di finale, ai calci di rigore, proprio dalla Francia, partita che Moriero giocò. Disputò l’ultima partita con la Nazionale, l’anno successivo, durante la gestione di Dino Zoff. La partita fu Bielorussia- Italia valida per le qualificazioni all’europeo del 2000, disputata il 9 ottobre 1999.

Nazionale italiana (@Shutterstock)

Il pensiero  sulla nazionale e il calcio italiano

L’attuale allenatore delle Maldive ha rilasciato un’intervista a ISP nella quale si esprime riguardo alla debacle della nazionale e il fallimento generale del calcio italiano. Queste le sue dichiarazioni:

“Nessuno si aspettava un tracollo del genere. È inutile adesso dare le colpe a Mancini o ai calciatori, il calcio è anche questo se non scendi in campo con la giusta concentrazione rischi di perdere contro chiunque. Se la domanda invece è se il sistema del calcio italiano sta raccogliendo quello che ha seminato, dico di sì. Il problema è sempre alla base che sono i settori giovanili non tutti per carità ma la maggior parte, e questo lo sappiamo tutti da anni”.

“Come ho detto bisogna che si faccia qualcosa per i settori giovanili e le scuole calcio, per assicurare istruttori capaci di far crescere giovani dalla tenera era e non mettere gente che non ha mai giocato a calcio e pensa solo a fare esperienza personale. Per me il problema è alla base, partendo dai più piccoli dove la passione per il calcio viene coltivata. Invece ora vediamo tecnici impreparati che pensano solo a fare l’esperienza personale. Sono loro che allenano i futuri calciatori, sono loro che dovrebbero insegnare le basi del calcio, invece la maggior parte vuole imitare i grandi allenatori. Bisogna mettere regole rigide per allenare nei settori giovanili, non solo in quelli dei club professionisti, ma anche nelle scuole calcio per garantire la crescita dei nostri piccoli. Se non faremo così le cose andranno sempre peggio”.

“Mancini deve restare”

In conclusione dell’intervista, gli è stato chiesto un parere riguardo alla permanenza del mister Mancini. Queste le sue dichiarazioni a riguardo:

“Per me Mancini deve restare perché è un grande. I problemi sono altri. All’Europeo Mancini e i sui ragazzi hanno fatto un miracolo , ma poi siamo ritornati alla realtà. L’Italia calcistica non ha più talenti, è questa la verità. Chi di dovere deve intervenire per aiutare a far crescere i nostri ragazzi con nuove strutture, inoltre bisognerà essere più rigidi nel far lavorare gente competente e preparata o si soffrirà per altri 10 anni”

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di Andrew Pompili

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Andrew Pompili

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