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Linkin Park, 5 anni dalla morte del cantante Chester Bennington

Sono passati già 5 anni dalla morte di Chester Bennington, cantante dei Linkin Park fin dagli esordi del gruppo nel 1998, allora conosciuti come Xero. Un suicidio che ha scosso terribilmente il mondo della musica e i cuori di tutti i fan della storica band.

Chester Bennington, una vita difficile

Nato in Arizona e di origini inglesi, Chester Bennington ha da sempre avuto una vita complicata. Dal divorzio dei genitori fu costretto a trasferirsi diverse volte, arrivando in giovanissima età a subire abusi e al consumo di sostanze stupefacenti. Sin dai primi anni di vita, grazie al fratello maggiore, si avvicinò al mondo della musica rock, che divenne, crescendo, la sua passione maggiore. La musica fu per lui un modo per esternare i suoi demoni, divenendo simbolo e rappresentazione del disagio giovanile di un’inter generazione.

La carriera musicale, dai Grey Daze ai Linkin Park

Chester Bennington iniziò la sua carriera nel 1994, insieme al gruppo rock Grey Daze, con i quali pubblicò due album che accesero i riflettori sul cantante. Nel 1998, il gruppo Xero iniziò la ricerca di una voce e fu il produttore discografico Jeff Blue a contattare proprio Bennington, che in breve tempo divenne il frontman del gruppo. A cavallo tra il 1999 e il 2000, il gruppo cambiò nome due volte, passando da Hybrid Theory a Linkin Park sotto contratto con la Warner Bros. Nello stesso anno il gruppo pubblicò il suo primo album, chiamato appunto Hybrid Theory, che divenne presto una pietra miliare del genere nu metal, portando alla vendita di oltre 27 milioni di copie. Pur rimanendo sempre fedele ai Linkin Park, Bennington non si fermò dal collaborare anche con altri gruppi rock come gli Stone Temple Pilots dal 2013 al 2015.

 

Memoriale dei fan per Chester Bennington a Mosca (@Shutterstock)

Chester Bennington, la voce di una generazione

Anche a causa delle difficoltà riscontrate nella sua vita, Chester Bennington divenne ben presto un simbolo. I suoi testi, espressione di un malessere covato dentro dall’infanzia, sono stati la voce di un’intera generazione. Il dolore, la rabbia, la depressione e le difficoltà, tutte riportate e affrontate umanamente in ogni singolo testo; l’accettazione del proprio male di vivere, la soluzione trovata nella musica, nell’affrontare quotidianamente le proprie battaglie. Tramite i Linkin Park, (e non solo), Bennington non parlava mai dell’avere il pieno controllo del proprio mondo, ma nemmeno del lasciarsi sopraffare dagli eventi. Le sue canzoni, cantate magistralmente dalla sua unica e inconfondibile voce, erano e sono una lotta, portata avanti dal lato più fragile presente dentro ognuno di noi. Tuttavia, essere consapevoli del proprio dolore, non sempre significa riuscire a respingerlo.

La scomparsa prematura

Se per molte persone, la voce di Chester Bennington è stata una manna per vincere le proprie battaglie, ciò non fu sufficiente proprio per il cantante. Fu così che inaspettatamente, il 20 luglio 2017, il magazine d’informazione TMZ riportò la notizia del suo suicidio. Bennington, pochi mesi prima, perse il carissimo amico Chris Cornell, cantante dei Soundgarden per lo stesso motivo. Una vita di dolori, e tante gratificazioni che però, a conti fatti, non potevano reggere il passo con un malessere portato avanti fin dalla giovanissima età.

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Lorenzo Scorsoni

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