Inquinamento (@Shutterstock)
Pubblicata la mappa dei PFAS, grazie ad uno studio del quotidiano francese Le Monde: sono oltre 1600 in Italia e 17.000 in Europa i siti contaminati ‘per sempre’. Con il termine PFAS si intendono quei rifiuti considerati perenni, che rimangono a lungo nell’ambiente e sono tossici per le persone. Sono dati preoccupanti, di cui i Governi europei stentano a parlare nonostante rappresentino un grave pericolo: in tutta Europa c’è molta più contaminazione di quanto si sappia pubblicamente. L’inchiesta Forever pollution project ha richiesto la collaborazione di giornalisti provenienti da 14 nazioni europee, tra cui l’italiano Gianluca Liva.
I PFAS sono composti chimici quasi indistruttibili, utilizzati in tantissimi campi dell’industria, dall’alimentare all’abbigliamento. Contengono alcune parti tossiche, che a lungo andare infestano l’ambiente, rischiando di arrivare indirettamente anche sul cibo e i prodotti che usiamo. Il problema di questi rifiuti plastici è la loro longevità: ci vogliono centinaia, se non migliaia di anni per smaltirli. Il regolamento europeo ancora non consente di poter eliminare del tutto i PFAS dalla produzione. Il danno è anche economico, infatti, come emerge dai dati, le conseguenze nocive di questi rifiuti gravano ogni anno sui sistemi sanitari europei tra 52 e 84 miliardi di euro. La rimozione dei rifiuti, allo stesso modo, richiederebbe una spesa ingente che potrebbe sfiorare le decine di miliardi di euro, proprio a causa del loro impatto ambientale.
L’Italia non sfugge all’inquinamento: il Veneto sembrerebbe la regione più colpita dalla presenza dei “rifiuti eterni”, ma sono diverse le zone contaminate. Nel Nord si registra un’elevata presenza di PFAS, a causa del grande inquinamento della falda acquifera della Pianura Padana, la seconda più grande in Europa. Anche il Po, ormai stremato dalla siccità, sta portando alla luce alcuni siti di rifiuti tossici. Scendendo verso il Centro, l’Arno risulta uno dei fiumi più inquinati, in una lista di zone ad alto rischio che arriva persino nelle due grandi Isole. Sembrerebbe però essere Matera una delle zone più colpite, con un numero di PFAS di gran lunga superiore a quello tollerato dalla legge.
Po in periodo di siccità (@Shutterstock)
Gli autori dell’inchiesta hanno chiesto a Stefano Polesello e Sara Valsecchi, ricercatori italiani esperti nel campo dell’inquinamento, di commentare i dati evidenziati. “La raccolta e mappatura dei dati ufficiali disponibili sulla contaminazione da PFAS sul territorio europeo è uno strumento utile, se non indispensabile, per rendere evidente a tutti, non solo a noi esperti, che l’uso e la diffusione ambientale dei PFAS è una problematica globale. La mappa diventa così uno strumento di conoscenza e sostegno alle iniziative di regolazione dei PFAS che sono in corso nell’Unione Europea. La prima riflessione che abbiamo fatto a caldo, a mappa appena pubblicata, è perché abbiamo dovuto aspettare un consorzio di giornalisti per avere questo strumento che avrebbe potuto/dovuto essere messo a disposizione da autorità europee”.
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