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“La Gioconda spetta agli eredi di Leonardo”: presentato il ricorso per portare l’opera in Italia

Una delle diatribe che da decenni rappresenta un terreno di scontro tra francesi e italiani concerne il presunto furto de “La Gioconda“, l’opera più celebre di Leonardo da Vinci, al momento della morte del genio toscano, avvenuta nel 1519. Secondo questa narrazione, lo Stato francese sarebbe il protagonista di questo gesto, esercitando ancora al giorno d’oggi una politica “predatoria” presentando l’opera come appartenente in maniera legittima alla Francia.

Sebbene sia ormai considerato un dato di fatto che l’opera sia stata regolarmente venduta al re francese Francesco I, anche se non è ancora evidente se sia stato direttamente Leonardo a venderla oppure uno dei suoi allievi prediletti, si è di recente levata una voce fuori dal coro, che non solo reclamerebbe il ritorno dell’opera nelle mani dei discendenti viventi di Leonardo, ma si è mobilitata in tal senso presentando un ricorso al Consiglio di Stato della Francia.

L’iniziativa per portare la “Monna Lisa” in Italia e le giustificazioni legali

L’associazione “International Restitutions”, capeggiata da Robert Casanovas, si pone l’obiettivo statutario di garantire la legalità delle collezioni museali mondiali, “per proteggere il patrimonio culturale mobile affinché rimanga a disposizione delle popolazioni indigene del luogo o il Paese d’origine della creazione al fine di preservare, affermare e promuovere la propria identità culturale e il proprio potere
creativo della propria storia“.

I mezzi per adempiere a questo scopo, come si legge nello statuto, prevederebbero l’impiego di tutti i mezzi garantiti dalla legge, incluso il ricorso presso tribunali specializzati.

È in questa cornice che si inserisce la volontà di restituire l’opera magna di Leonardo da Vinci ai suoi eredi viventi, che risiederebbero in Toscana. L’associazione starebbe infatti agendo in nome dei presunti 14 discendenti (non diretti, perché non avrebbe avuto figli, considerando che con molta probabilità era omosessuale) del genio toscano, individuati in seguito agli studi decennali condotti dagli studiosi Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato.

La giustificazione alla base di questa richiesta, al di là della presunta richiesta degli eredi, si basa sul fatto che non vi sarebbe una prova della vendita o donazione de “La Gioconda” al re Francesco I, il quale, in realtà, si sarebbe impadronito dell’opera grazie al diritto d’albinaggio, per cui i beni dei cittadini stranieri, deceduti senza figli, sarebbero automaticamente passati sotto il controllo della corona.

Casanovas ha infatti delineato quelle che, a detta sua, sarebbero le incompatibilità di questo meccanismo di appropriazione con le leggi attuali:

“Tale acquisizione, poiché la decisione impugnata continua a produrre i suoi effetti anche oggi, è contraria agli articoli 1 e 17 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789, all’articolo 17 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 10 dicembre 1948 e all’articolo 1 del protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. La Gioconda appartiene effettivamente ai discendenti di Leonardo: il primo atto di appropriazione di Francesco I sotto la copertura del diritto d’albinaggio è giuridicamente inesistente. E non può produrre alcun effetto, né creare alcun diritto a beneficio dello Stato francese”.

Sebbene il rifiuto da parte del Consiglio di Stato francese sia molto probabile, Casanovas avrebbe già annunciato di presentare ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

L’opposizione di Vezzoso e Sabato: “La Gioconda è della Francia”

Direttamente da Vezzoso e Sabato, tuttavia, arrivano delle dichiarazioni in netto contrasto con l’iniziativa intrapresa dall’associazione, sottolineando come il loro studio sia stato strumentalizzato, aggiungendo altresì che gli eredi di Leonardo, in realtà, non sarebbero stati affatto resi partecipi, come millantato da Casanovas:

“Vogliamo prendere le distanze dal ricorso avanzato da questa associazione. Noi e i discendenti viventi della famiglia di Leonardo non abbiamo niente a che fare con l’organizzazione in questione, né con la richiesta avanzata. Della quale prendiamo atto, ma che consideriamo assurda: come studiosi, riteniamo che la Gioconda sia della Francia e debba continuare a stare legittimamente al Louvre”.

Fonti: La Nazione (1) (2); Journal officiel de la République française; Archivio di Stato di Firenze; Encyclopedia Britannica; EurekAlert!

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Lorenzo Peratoner

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